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Cronaca Fossalta di Portogruaro

Fossalta di Portogruaro: prodotti irregolari, sequestro di 50mila pezzi

La merce è stata requisita lunedì dalla guardia di finanza perché senza indicazioni in italiano su produttore e importatore. Il blitz a pochi giorni da uno identico nella città del Lemene

Sono passati solo pochi giorni da quando i finanzieri di Portogruaro hanno sequestrato, in un grande magazzino gestito da cittadini di nazionalità cinese, oltre 100mila tra articoli di cancelleria, prodotti per la cura della persona, bigiotteria, casalinghi, accessori di telefonia e tanti altri oggetti, tutti venduti in violazione della normativa a tutela dei consumatori.

Lunedì a Fossalta di Portogruaro, in un grande magazzino sempre gestito da cittadini cinesi, il copione si è ripetuto: 50mila prodotti sequestrati tra articoli per il carnevale, per la cura della persona, casalinghi e accessori di bigiotteria, tutti non conformi al Codice del consumo. L’attività commerciale era già stata sottoposta a controllo dalle fiamme gialle di Portogruaro nel 2010, nel corso del quale furono sequestrati circa 11mila articoli di carnevale.

A tutela del consumatore, si ricorda che la norma impone sulle confezioni o sulle etichette degli oggetti destinati alla vendita l’indicazione di alcune informazioni in lingua italiana come la denominazione legale o merceologica del prodotto, il nome, la ragione sociale o il marchio del produttore o dell’importatore se il prodotto viene realizzato fuori dall’Unione Europea, l’eventuale presenza di sostanze che possano arrecare danno all’uomo, alle cose o all’ambiente e le eventuali precauzioni sull’utilizzo del prodotto in condizioni di sicurezza.

Nulla di tutto ciò era invece presente sui prodotti che i finanzieri di Portogruaro hanno sottoposto a sequestro. Le attività di servizio sono volte non solo a tutela della salute degli acquirenti in ragione dell’utilizzo di materiali, fibre e trattamenti coloranti non conformi agli standard minimi di qualità, ma anche a garanzia della leale concorrenza e del corretto funzionamento del libero mercato. Al titolare della ditta è stata contestata la violazione delle disposizioni del Codice del consumo, per la quale è prevista una sanzione amministrativa che può superare i 25mila euro. Sono altresì in corso i correlati approfondimenti di natura fiscale.

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