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Prof trans in classe, non si spegne la polemica: "Provvedimenti"

L'assessore Donazzan: "Ha disorientato la classe". Mercoledì la palla alla direttrice scolastica provinciale Beltrame. Zan (Pd): "Coraggiosa"

Entra in classe vestito da donna e si presenta "di nuovo" agli studenti del primo anno dell'istituto Mattei di San Donà: "Buongiorno, d'ora in poi chiamatemi Cloe". Ed è subito polemica. Il giorno dopo la denuncia pubblica dell'assessore regionale all'Istruzione, Elena Donazzan, che ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la lettera preoccupata di uno dei genitori della scuola, l'eco della vicenda non si spegne. Anzi, il dibattito aumenta di tono. Visto che naturalmente è entrata in campo la politica. Se l'assessore Donazzan tira dritto per la sua strada e ha dichiarato che l'accaduto è "una follia" e che "chiederà che siano presi dei provvedimenti", dall'altra parte della barricata c'è invece chi sottolinea come il docente, Luca Bianco, non abbia infranto alcuna norma. E che il suo operato debba essere giudicato solo in base alla qualità della didattica.

Così la pensa la dirigenza scolastica, in sintonia con l'ufficio scolastico provinciale. Se martedì si prospetta un giorno interlocutorio, mercoledì la palla passerà alla direttrice regionale, Roberta Beltrame. Da quel momento in poi si saprà se ci saranno conseguenze, dopo che Cloe ha deciso di venire allo scoperto. Il professore, infatti, dopo essere diventato di "ruolo" ha deciso che quello sarebbe stato il momento giusto per mostrare le proprie inclinazioni.

Già da venerdì la vicenda era arrivata ai "piani alti", visto che la dirigenza aveva avvertito della situazione e aveva chiesto in che modo comportarsi all'ufficio scolastico provinciale. Di certo l'assessore Donazzan chiede provvedimenti: "Partiamo dal presupposto che non ci devono essere giudizi di tipo personale - ha attaccato - ma la sessualità è un fatto personale e privato e la scuola è un luogo pubblico. Questo insegnante ha disorientato una classe, andando vestito in maniera ridicola. Con parrucca bionda, seno finto e minigonna non si va a scuola, ma da un'altra parte. Questa persona - conclude - non può insegnare così".

Ma le reazioni a scuola sembrano smentire le affermazioni di Donazzan. Uno dei professori ha spiegato che "gli studenti non l'hanno vissuta in maniera traumatica né scandalizzata. Hanno capito che oggi la vita e l'individualità si possono esprimere in maniera più libera rispetto al passato, anche attraverso queste manifestazioni". La vicepreside dell'istituto conferma: "So che è un buon insegnante e che i ragazzi si trovano bene", come ribadito anche da uno dei rappresentanti degli studenti: "Se una persona non si sente bene nel proprio corspo, perché non farlo? Se sa fare bene il suo lavoro e ha la qualifica per farlo non ci sono problemi. È più importante soffermarsi su chi non fa bene il suo lavoro, le problematiche della scuola sono altre".

REAZIONI DALLA POLITICA. Il deputato Pd, Alessandro Zan, padovano ed esponente della comunità LGBT, la pensa in maniera diametralmente opposta: "La reazione dell’assessore regionale Elena Donazzan sul caso dell’insegnante transessuale di San Donà di Piave è quella di una donna senza cuore, erosa da cattiveria, insensibilità e pregiudizio dettati dalla carenza di cultura. Si tratta di una vicenda delicatissima e degna del massimo rispetto, proprio per la sfera intima che coinvolge, su cui la Donazzan fa squallida propaganda, dimostrando ancora una volte di fare dell’odio e della discriminazione verso le differenze la sua ragione di vita.  Di un docente - conclude - si può valutare la didattica, la curiosità che trasmette agli alunni con le sue lezioni, le nozioni creative e la preparazione, ma non certo la sua identità di genere. Il gesto di quell’insegnante di uscire finalmente allo scoperto è estremamente coraggioso perché mostra a tutti, senza vergogna, chi è veramente".

Solidarietà anche dal Movimento 5 Stelle: "La legge garantisce gli individui dalle discriminazioni di natura sessuale e, ormai da decenni, consente la transizione sessuale - dice Francesca Businarolo, deputata pentastellata - Le parole dell’assessore sono particolarmente gravi. Donazzan chiede di rimuovere un insegnante ritenuto all’altezza da studenti, genitori e dallo stesso preside della scuola solo perché ha cambiato abbigliamento, peraltro in accordo con un processo medico già iniziato. Nelle sue dichiarazioni, l’assessore confonde orientamento sessuale e identità di genere, mostrando di non avere per nulla chiari i termini della questione". "Sono sicura che il gesto coraggioso di questa insegnante - aggiunge Arianna Spessotto, deputata sandonatese del Movimento 5 Stelle - che non le sarà sicuramente costato poco, farà accrescere la stima degli studenti nei suoi confronti e li aiuterà a riflettere. Le parole dell'assessore Donazzan sono quanto di più inopportuno si potesse sentire da un rappresentante delle istituzioni". Alle colleghe fa eco Jacopo Berti, capogruppo M5S in Regione, che annuncia un'interrogazione a Palazzo Ferro Fini: "Quella di Donazzan è solo l’ultima gaffe di una serie a cui, purtroppo, i veneti hanno fatto l’abitudine. Quanto al docente, finché sa insegnare bene, sta benissimo al suo posto, come ha ben sottolineato il dirigente scolastico".

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