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Profughi: alberghi e volontari per evitare lo spettro delle tendopoli

Tavolo regionale in prefettura lunedì. Cuttaia: "Avanti con l'ospitalità diffusa". Il presidente Zaia: "Ormai è muro contro muro, noi diciamo no"

A un certo punto sindaci e rappresentanti delle forze dell'ordine se ne sono andati e sono rimasti solo loro. Un'ora abbondante di faccia a faccia tra prefetti veneti, per gestire un'emergenza che dopo le tragiche notizie delle ultime ore potrebbe acuirsi sempre più. Ma la ricetta, almeno ufficialmente, per ora non cambia: si punterà sull'ospitalità diffusa. Su alberghi e associazionismo. Le uniche leve su cui per ora si poggia la macchina degli aiuti, ma lo spettro di tendopoli e caserme per forza di cose ha continuato ad aleggiare lunedì mattina a Ca' Corner, sede della prefettura di Venezia. Dalle 11 è infatti iniziato il tavolo di coordinamento regionale sui migranti, per fare il punto su ciò che è stato fatto e, soprattutto, per capire ciò che si dovrà fare. Nelle stesse ora cinquanta profughi su un pullman erano arrivati al parcheggio della Metro di Marghera, venendo smistati tra le varie province venete. "Proseguiamo sulla strada che abbiamo fin qui seguito. Un'accoglienza diffusa sul territorio per evitare concentrazioni o forme che sarebbero percepite in maniera negativa dalla popolazione, come requisizioni o quant'altro - ha spiegato il prefetto Domenico Cuttaia - Per mantenere questa linea c'è bisogno anche della collaborazione di tutti e dei sindaci in particolare. Nel corso dell'ultima settimana sono arrivati 400 migranti dei 700 che erano stati preannunciati, che rientrano nella quota assegnata al Veneto".

Dunque, fin qui si è riusciti a trovare una soluzione. Ma per il futuro? A breve arriveranno altri trecento profughi in Veneto. La domanda dei cronisti è precisa: si sta pensando a tendopoli o caserme? "Fin qui non ne abbiamo avuto bisogno - dichiara il prefetto - Finora non abbiamo avuto alcun problema di ordine pubblico e la macchina sta lavorando bene. I numeri e i risultati sono dalla nostra parte". Cuttaia quindi non chiude la porta a possibili soluzioni d'emergenza (considerate comunque l'ultima spiaggia): "I sopralluoghi a San Biagio di Callalta e Susegana dei terreni demaniali sono accertamenti normali, non vuol dire che siano state prese decisioni in merito - sottolinea - Fino a questo momento non c'è alcun allarme".

Nemmeno per i trentacinque profughi ospitati fino a questo momento al centro "Morosini" del Lido, che martedì dovrebbero essere trasferiti in terraferma: "Alloggeranno in strutture che già ospitano migranti", conclude il prefetto, il quale durante una lunga mattinata ha dovuto incassare più "no" che "sì" sugli arrivi dei profughi da parte degli enti locali. Tanto più che molti sindaci hanno disertato l'incontro: "E' tempo di cambiare strategia - ha spiegato il presidente della Regione Luca Zaia -. O andiamo a prendere queste persone direttamente in Libia per garantire la loro incolumità, strada ovviamente non percorribile; oppure collaboriamo alla costruzione di campi profughi lì, sulle coste africane: ma l'Italia e l'Europa abbiano l'autorevolezza di trovare interlocutori. Mi rifiuto di credere che non ci sia la possibilità di creare una zona franca lì". E sulla possibilità di utilizzare le ex caserme come luogo di accoglienza ha specificato: "Non sono una strada praticabile, nei mesi scorsi abbiamo certificato che sono delle discariche a cielo aperto".

Ci sono settecento profughi da sistemare in Veneto, fin da subito: stanno sbarcando in Sicilia in queste ore e continueranno nei prossimi giorni, cento di loro sono già arrivati venerdì a Marghera (DETTAGLI), altri 50 lunedì: in tutto ne sono già presenti sul territorio 400. Sono i più "fortunati", perché molti degli emigranti partiti dalle coste dell'Africa sono morti nel viaggio: con l'ultimo naufragio avvenuto nella notte tra sabato e domenica, che potrebbe rivelarsi il più tragico degli ultimi anni, è finito in mare un numero imprecisato di persone, stimate tra le 500 e le 900.

E a proposito di caserme o tendopoli per accogliere i profughi interviene Leonardo Muraro, presidente Upi (Unione delle Province d'Italia) Veneto. "Se queste sono le disposizioni (intendendo caserme e tendopoli, ndr), che il Governo Renzi abbia l'autorevolezza di darne ordine. E che se ne assuma in pieno la responsabilità, anziché scaricarla sugli enti locali". A preoccupare Muraro inoltre c'è la questione terrorismo: "Chi ci assicura che tra queste persone non ci sia qualche esponente dell'Isis, la cui dichiarata intenzione è attaccare l'Europa e l'occidente?".

Luca Zaia ha poi specificato: "La nostra posizione come Regione è chiara, abbiamo detto no: siamo una delle prime tre Regioni per incidenza di immigrati sul territorio. Il ministero dell'Interno parla dei flussi di questi profughi, ma la verità è che noi abbiamo 514 mila immigrati che incidono sull'11% della popolazione, mentre ci sono regioni dove il dato è dell'uno per cento". Poi ha puntato il dito nuovamente contro la politica del Governo Renzi: "Nel 2014 il bilancio in termini di vite umane è stato disastroso, con 3.600 morti: nel 2015 non è migliorato nulla, con oltre 23mila profughi arrivati e 1.600 morti. Paghiamo lo scotto di un Governo che per un anno non ha gestito nulla, i dati sono già percentualmente peggiori dell'anno scorso. Sei mesi di presidenza europea non hanno prodotto nulla".

MURO CONTRO MURO TRA CUTTAIA E ZAIA

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