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Altri accertamenti sulla salute di Sandrine. Sulla rivolta indagini in chiave antiterrorismo

I magistrati che indagano sulla morte della 25enne vogliono far luce sulle sue condizioni di salute prima del decesso. L'inchiesta sui tumulti notturni continua per identicare i colpevoli

Sono stati richiesti ulteriori accertamenti (anche attraverso l'acquisizione delle cartelle cliniche)  per far luce sulle condizioni generali di salute della 25enne ivoriana Sandrine Bakayoko, andando oltre alle cause del decesso. Ciò per  non lasciare nulla di intentato nelle indagini sulla giovane donna che lunedì ha perso la vita nell'ex base militare di Conetta. La morte è sopravvenuta quasi istantaneamente nei bagni della struttura dove fino a quel momento erano ospitati 1.400 richiedenti asilo (poi il trasferimento di 109 di loro). A causarla una trombosi impossibile da prevedere e soprattutto devastante nel suo sviluppo. La richiesta è stata inviata dal pubblico ministero Lucia d'Alessandro al medico legale Silvano Zancaner, che martedì mattina ha eseguito anche il primo esame autoptico. 

Ma c'è anche una seconda inchiesta che procede di pari passo: è quella sulla rivolta notturna all'interno dell'ex base. Accertamenti definiti "urgenti" dal pm, ma non per questo "si vuole sparare nel mucchio - ha dichiarato D'Alessandro - perché su 1.300 persone, sono solo una minoranza ad essere responsabili dei danneggiamenti con principio di incendio e del presunto sequestro di persona di alcuni operatori". 

All'opera anche la Digos per individuare se all'interno del Cpa ci siano fazioni ben precise, tra cui potrebbero esserci dei sobillatori. Mercoledì mattina si è svolto un tavolo ad hoc in questo senso: il procuratore capo ad interim di Venezia, Carlo Nordio, ha spiegato che non è possibile escludere che all'interno del campo possa esserci qualche fondamentalista. O meglio, che la Digos è al lavoro appunto per appurare che non ci siano problemi di questo tipo. Che dunque la rivolta dell'altra sera non sia stata sobillata per motivi diversi da quelli espressi pubblicamente dai richiedenti asilo: ossia le condizioni di vita che sono costretti a subire. Il Cpa di Cona è tuttora presidiato dalle forze dell'ordine, giorno e notte.

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