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Continuano gli arrivi di profughi, un centinaio venerdì: in sedici finiscono a Conetta

Venerdì mattina un autobus proveniente da Palermo e un pullman da Reggio Calabria hanno raggiunto il parcheggio della Metro di Marghera. Giovani esausti dopo il lungo viaggio

Scendono con la faccia spaurita, esausti per il lungo viaggio. Tra loro nessuno con le sparpe, bensì con le ciabattone fornite loro al centro di prima accoglienza in Sicilia. Si guardano intorno, senza sapere dove sono. "Maybe Milan", sussurra uno di loro. No, sono nel parcheggio della Metro di Marghera, il piazzale individuato da più di un anno oramai per smistare i profughi giunti sulle coste italiane e destinati alle strutture di accoglienza venete.

Un centinaio circa gli arrivi venerdì mattina: un autobus da 52 posti è giunto verso le 12.30 proveniente dalla Sicilia, poi a distanza di qualche ora l'arrivo di un secondo che era partito da Reggio Calabria. I profughi del primo mezzo sono tutti ragazzi giovani, originari della Costa d'Avorio, del Mali e di altri paesi africani. Tengono in mano una bottiglia d'acqua e guardano quel numero che è stato consegnato loro. Da quel momento il loro destino è segnato: vengono posizionati in più file dagli addetti della prefettura, poi vengono smistati sui pullmini i cui conducenti aspettavano da tempo nel piazzale.

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"Accettate donne?", è stata una domanda ricorrente. Evidentemente il secondo arrivo si caratterizza per una certa presenza femminile. Per le appartenenti al gentil sesso è più difficile trovare posti nelle strutture, dunque si lavora alla giornata. Del resto quando arrivano i profughi dal Meridione lo si sa solo poche ore prima. La Prefettura è costretta a fare di necessità virtù, anche se naturalmente dal ministero arrivano "avvisaglie" anche nei giorni precedenti. Come con la circolare di martedì scorso, quando si è messo nero su bianco che in Veneto dovranno essere ospitati 722 migranti in più e che il fenomeno degli sbarchi è più consistente dell'80% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. "Il problema principale, però, non è l'ospitalità immediata - spiega uno psicologo di una coop sociale - ma cosa accade dopo un anno. In tanti se ne vanno, perché vogliono raggiungere altri Paesi europei. In tanti vengono espulsi solo formalmente, perché il rimpatrio non c'è. Dove vanno? Quanti ce ne sono in giro? Quello che manca è un secondo livello dell'ospitalità, in cui veramente si possa parlare di integrazione".

Intanto l'attenzione si concentra sull'ex base missilistica di Conetta, dove sono  già alloggiati centinaia di profughi. Si progetta di installare altri due moduli prefabbricati all'interno della struttura, mentre la prefettura di Venezia ha lanciato un nuovo bando per la gestione della base e dei profughi. Il sindaco Alberto Panfilio non perde mai occasione di sottolineare come queste non fossero le promesse di Ca' Corner e che serve un nuovo modello per gestire l'emergenza. Intanto, però, i profughi che arrivano nel Veneziano vengono portati a Conetta. Segno che altrove non è possibile. E la base continua a riempirsi sempre più. 

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