Profughi, si cerca l'hub regionale Dal Governo una lista di "papabili"

Martedì sopralluogo alla caserma di Eraclea dove potrebbero essere trasferiti i 130 migranti ospitati nella località balneare. Emergenza coperture finanziarie per i prossimi arrivi (saranno 140 a breve)

Un'emergenza su più livelli, che coinvolge i governi degli Stati alla stessa maniera in cui tocca anche il piccolo operatore economico di Eraclea Mare. Del resto gli sbarchi continuano e una soluzione ancora non la si trova per gestire la situazione. E di migranti nei prossimi giorni nel Veneziano ne arriveranno di nuovo, con 140 posti circa che a breve dovranno essere trovati. Anche da privati, anche in località turistiche se sarà necessario.

Lunedì pomeriggio il tavolo regionale sull'immigrazione che si è svolto in prefettura a Venezia non ha cambiato granché il panorama delle posizioni in campo. Da una parte i sindaci veneti che non intendono (con pochissime eccezioni) ospitare alcunché, dall'altra i prefetti che sono obbligati a trovare di volta in volta posti letto per tamponare l'emergenza. La novità stavolta è arrivata da "fuori". Dal Capo del Dipartimento per l’Immigrazione del Ministero dell’Interno Mario Morcone, che ha spiegato come per legge a breve (ossia poche settimane vista la delicatezza del momento) dovrà essere individuato un hub regionale in grado di ospitare i profughi al loro arrivo. Lì, poi, si tenterà di individuare coloro che hanno i requisiti per richiedere il diritto d'asilo e chi invece non li ha.

Il Governo per quanto riguarda il Nord Italia ha stilato una lista di 38 strutture che potrebbero avere le caratteristiche adatte e numerose sarebbero proprio in Veneto e in Friuli Venezia Giulia: "Vista la storia di terra di confine - ha spiegato Morcone - A Bologna e a Settimo Torinese questo modello funziona. Ma non vogliamo che sia lo Stato a decidere, bensì che sia una scelta condivisa con il territorio". L'esempio cade sulla caserma di Tarvisio, in grado di ospitare circa 2mila persone. Ma non si tratterà di Cie, perché in questo caso non ci sono reati e i migranti sono liberi di muoversi sul territorio nazionale. Fino a lì, però, perché poi le frontiere con gli altri paesi potrebbero rivelarsi piuttosto "ostiche", come si vede con la Francia. Fatto sta che il Governo per questo ha messo nel mirino il trattato di Dublino: cancellandolo anche per i profughi sarebbe possibile spostarsi in un'Europa senza più frontiere tra Stati. Liberi di arrivare alla meta senza (troppi) problemi.

In laguna, però, non si è parlato solo dei massimi sistemi. Perché la contingenza costringe gli enti locali anche a parlare del "caso Eraclea", diventato di eco nazionale. Durante il tavolo il presidente del Veneto Luca Zaia ha rinnovato la sua richiesta di spostare i circa 130 migranti ospitati nel residence turistico il prima possibile. Sul piatto la proposta del sindaco Giorgio Talon: ossia di spostarli in una caserma a dieci chilometri dal centro abitato, lontano da critiche e polemiche. Proprio per sondare la possibilità di questa soluzione martedì gli uomini della Prefettura effettueranno un sopralluogo per capire se la struttura abbia o meno i requisiti. In quel caso Ca' Corner potrebbe muoversi in maniera molto celere. Sempre che la richiesta del prefetto Domenico Cuttaia, rinnovata anche durante la riunione al presidente del Veneto Luca Zaia, di ottenere una fornitura di tende sufficiente non cada nel vuoto.

"Non l'ho fatto per divertimento - ha spiegato il titolare di Ca' Corner - serviva trovare dei posti letto e lì c'era disponibilità. E solo lì. Ora non ci sono più dichiarazioni di disponibilità da parte di privati". Come dire, con i sindaci che non collaborano e gli albergatori che si girano dall'altra parte, la situazione per i prossimi 140 arrivi si fa sempre più grama: "Non vogliamo arrivare alle requisizioni, ma serve collaborazione - ha continuato Cuttaia - dopo l'incontro tra il ministero dell'Interno e i presidenti di Regione di mercoledì convocherò (con ogni probabilità venerdì, ndr) un tavolo con i rappresentanti di tutti i Comuni veneziani). Anche perché un sindaco che magari dice 'no' all'ospitalità se la situazione peggiora potrebbe trovarsi i profughi nel suo Comune se un privato si dicesse pronto".

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Mercoledì, dunque, il faccia a faccia tra governatori e il titolare del Viminale Angelino Alfano. Su cui aleggia lo spettro di ulteriori arrivi di migranti i cui costi non sarebbero coperti, perché eccedenti gli accordi del 2010. Secondo i dati forniti al tavolo ora in Veneto sarebbero presenti 3858 profughi, ma il loro totale potrebbe lievitare fino a 5002. Ma la quota eccedente, come detto, sarebbe senza copertura finanziaria. Ce n'è abbastanza perché il presidente Zaia resti della propria posizione: "Due immigrati su tre non sono profughi, quindi andiamo ad ospitare persone che non hanno nessun bisogno - ha spiegato - Al momento non c'è copertura finanziaria per rispettare le quote, adesso sarà tutto rimandato all'incontro che faremo mercoledì pomeriggio con il ministro degli Interni. In quella sede porterò l'indisponibilità da parte del Veneto visto che abbiamo già dato e l'11% della popolazione veneta è composta da immigrati. Dare ospitalità a cittadini che per due terzi non sono profughi non ci va bene".

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