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Chi scappa e chi torna a Conetta. Nuova marcia dei migranti: "Qui stiamo morendo"

Lunedì 53 richiedenti asilo si sono messi a camminare alla volta di Piove di Sacco, dove il Vescovado all'inizio aveva deciso di tenere le chiese chiuse. Nell'ex base tornano in 24

Partenze e ritorni, abbracci d'addio e saluti di bentornato. All'ex base Nato di Conetta è stato un giorno di grandi spostamenti, ma quel cancello di ferro posizionato all'ingresso a tratti è sembrata più una porta girevole. Perché se una cinquantina di migranti (in mattinata erano 51, più tardì 53) lunedì è uscita dall'ex compendio militare chiedendo dignità e condizioni d'accoglienza migliori camminando alla volta di Piove di Sacco, durante la giornata erano previsti anche 24 ritorni da parte di coloro che hanno rifiutato le nuove sistemazioni e hanno pensato che, tutto sommato, stare nella base di Conetta non cambiava granché. 

Chi va e chi torna 

Tra i rientranti erano annoverati anche i 14 richiedenti asilo che venerdì sera si erano rifiutati di scendere dai pullman una volta giunti alla sede della Croce Rossa di Jesolo, ma in serata quest'ultimi avrebbero deciso di rimanere comunque dov'erano. Dalla Prefettura in ogni caso si guarda a questo comportamento come a una cartina di tornasole della qualità delle condizioni dell'ex base (sono stati spesi 1,6 milioni di euro in 2 anni per migliorare le strutture). C'è chi però la pensa diversamente, e non sono solo i migranti che nel pomeriggio hanno sfilato con un cartello con scritto "Cona ci sta uccidendo". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco del paese, Alberto Panfilio: "La notizia di rilievo non è chi torna, ma che per 200 persone è stata comunque trovata una soluzione accettata - dichiara - Si tratta di capire se ci siano altre alternative. Del resto la sindrome di Stoccolma non l'ho inventata io, a volte vuoi tornare nella vecchia prigione perché la nuova non ti piace. Questa è una babele".

"POTREBBERO ESSERCI ALTRE MARCE" - VIDEO

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"Possibili altre marce"

Ci sono due pallottolieri principali che continuano ad aggiornarsi a Conetta: c'è quello delle redistribuzioni "canoniche" sul territorio (13 migranti lunedì sono stati trasferiti in altre sedi, tra questi 6 sono stati presi in carico dalla cooperativa Villaggio Globale tra Robegano e Noale) e c'è chi invece lascia il campo di propria volontà. In queste ore l'hanno fatto in poco più di 50. "Sono consapevoli di perdere il diritto ai servizi d'ospitalità - dichiara Omid Firouzi, del progetto Sconfinamenti, nel mezzo del corteo - piuttosto di stare lì in condizioni indegne hanno preferito mettersi in marcia. La situazione a Cona è talmente critica che credo che facilmente potrebbe esserci una riproducibilità di questa situazione. Per quanto riguarda i rientri, a Conetta sono stati costruiti anche dei legami personali molto forti. Ma ciò che conta è che circa 200 persone ora si trovano in condizioni nettamente migliori rispetto a quelle da cui erano partiti".

Marcia verso Piove di Sacco

In corrispondenza di Pontelongo, nel Padovano, verso le 16 ognuno dei manifestanti ha ricevuto delle pettorine catarifrangenti: l'oscurità era alle porte e l'intento era di evitare altre tragedie dopo quella che ha portato alla morte di un 34enne ivoriano investito da un'auto a Codevigo. La marcia è continuata scortata dalle forze dell'ordine alla volta di Piove di Sacco, dove nel tardo pomeriggio erano in corso contatti tra Prefettura, amministrazione locale e parrocchia per trovare una sistemazione per la notte ai "marcianti". Alle 19 una riunione a porte chiuse tra i rappresentanti della cooperativa che gestisce l'ospitalità nell'ex base, la "Edeco", e alcuni partecipanti alla protesta non ha avuto buon esito. L'intento era di convincerli a rientrare tutti.

"Chiese chiuse", poi il dietrofront

Fumata grigia anche per quanto riguarda il dialogo con il Comune e il Vescovado: "Come Chiesa non possiamo accettare strumentalizzazioni, né tantomeno – cosa ancor più grave – che i giovani che escono dall’ex base di Conetta vengano illusi di trovare comunque un alloggio e una sistemazione alternativa, quando invece rischiano di perdere anche i pochi diritti acquisiti: l’assicurazione di un tetto e di un pasto - si legge in una nota del Vescovado di Padova, che mette nel mirino il presunto comportamento del sindacato Usb - Dopo lunghe ore di dialogo e trattative, siamo, nostro malgrado, costretti dalle circostanze e dal contesto a dire no e a non aprire le porte, anche perché a questo gruppo di giovani è comunque data la possibilità di tornare a dormire a Cona. In ogni caso si sta facendo il possibile per ristorarli al di fuori delle strutture parrocchiali e sono stati aperti i servizi igienici del patronato, ma non può passare l’idea che forzare la mano e porsi al di fuori delle regole sia la soluzione a un problema che ha contorni di complessità enormi e che chiede l’intervento delle istituzioni prima di tutto. È una scelta per noi dolorosissima, che abbiamo comunque condiviso con l’amministrazione comunale e che abbiamo fatto pensando anche alle altre centinaia di persone che sono nelle basi". A mezzanotte, poi, la decisione "per ragioni meramente umanitarie" di ospitare i migranti in un locale della parrocchia.

La situazione nell'ex base

All'interno del campo, invece, la situazione si è mantenuta molto tranquilla tra chi è rimasto: del resto nel giro di meno di una settimana il numero di ospitati da 1.100 oramai si è ridotto a circa 850, gli effetti si vedono. "Ma non è cambiato poi molto - racconta uno degli ospitati - io sto aspettando di sapere dove vanno i miei compagni. Poi forse partirò anch'io".

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