Caos profughi a Jesolo, trovano le porte chiuse: "Vagano per la città"

Più di cento migranti smistati martedì, 74 sono stati inviati alla Croce Rossa di via Levantina. Il sindaco: "Stagione a rischio". Il pullman si è trovato il cancello chiuso nella località balneare. Allestita una tendopoli

Caos a Jesolo, dove i profughi giunti a destinazione si sono trovati il cancello chiuso. Scaricati dall'autobus, hanno iniziato a vagare per la località balneare. Chi verso la spiaggia, chi per strada. Un cortocircuito figlio dell'emergenza continua di questi giorni, finché martedì si è registrato il primo inghippo di una macchina che fino a questo momento, pur tra tutte le difficoltà del caso, si era dimostrata sempre all'altezza. Sono stati 48 i migranti che in due "tranche" hanno raggiunto il presidio della Croce Rossa di via Levantina. Secondo la prefettura tutto era in ordine, ma qualcosa deve essere andato storto. Perché nessuno è riuscito a entrare nella struttura, visti gli ingressi chiusi. Una situazione di stallo che si è prolungata per ore, con l'autista del bus che per motivi di lavoro ha poi dovuto lasciare Jesolo. Risultato: i migranti hanno iniziato a vagare senza meta nella località balneare. Con forze dell'ordine e servizi sociali del Comune in azione per cercare di garantire la sicurezza pubblica e di fornire loro assistenza. Insomma, il caos. Rientrato solo verso le 14.30. Alla fine ammontano a una settantina i profughi arrivati a Jesolo nell'arco dell'intera giornata (24 per ogni trasferimento, l'ultimo in serata). Tanto che alla fine hanno fatto capolino anche le tende, su cui tanto si è discusso nei giorni scorsi. Coloro che non troveranno un posto letto su cui dormire passeranno le prossime notti sotto una delle nove tende della protezione civile allestite all'interno della struttura. Questione di due o tre giorni, quando saranno pronte altre strutture pare tra Portogruaro e San Donà di Piave (entrambi i sindaci sono stati ricevuti dal prefetto lunedì sera sulla "querelle palestre", e non è detto che quest'ultime possano tornare d'attualità). Alle 14.30 tutti i 48 nuovi ospiti della struttura di via Levantina (in tutto sono 90 i posti letto del presidio) erano tornati nell'edificio.
 
"Sono stato avvisato a notte fonda dell’arrivo di questo gruppo di migranti da parte della Prefettura – spiega il sindaco Zoggia – Dovevano entrare in Croce Rossa, ma così non è stato. Il bus ha atteso un paio d’ore ma poi li ha fatti scendere perché doveva svolgere un altro servizio. Alcuni profughi sono rimasti davanti alla sede della Croce Rossa, altri stanno vagando per la città. Noi siamo in emergenza e aspettiamo che gli organi competenti prendano provvedimenti immediati. Ribadisco l’appello già inviato via lettera assieme ai sindaci del litorale al premier Matteo Renzi, al prefetto di Venezia Domenico Cuttaia e al governatore Luca Zaia: non inviate più profughi a Jesolo. Siamo in piena stagione turistica e questo fenomeno sta creando un danno d’immagine tremendo, gravissimo. Alcuni albergatori della costa hanno ricevuto già alcune disdette sulle prenotazioni. Non c’è alcun pregiudizio contro questi migranti, anzi, ma Jesolo e le località della costa non sono le città adatte per ospitarli, soprattutto in questo periodo estivo».

Del resto l'emergenza profughi prosegue, e di conseguenza continua l'andirivieni dei pullman nel parcheggio della Metro di Marghera: ancora una volta, martedì mattina, è stato questo il luogo adibito allo smistamento dei migranti giunti sulle coste italiane e destinati alle province del Veneto, a ognuna la sua quota. Persone fatte scendere per le operazioni di rito e poi fatte risalire a bordo dei mezzi diretti ai centri di accoglienza verso Vicenza, Treviso, Verona, Belluno, Rovigo, oltre che al Veneziano: un rituale osservato a ripetizione negli ultimi mesi. Uno di questi è partito per Jesolo lido, destinazione il presidio della Croce Rossa di via Levantina. Con il caos che ne è conseguito.

Tre i pullman arrivati in mattinata, da cui è sceso più di un centinaio di persone, perlopiù provenienti dalla Siria, dal Bangladesh, forse dal Pakistan, mentre in questo viaggio gli africani erano in minoranza. Ci sono anche famiglie, donne, per la maggior parte sono giovani ma - cosa insolita - si scorge anche una coppia di anziani. Si tratta di una parte dei profughi sbarcati lunedì pomeriggio a Salerno, dove ha attraccato una nave con a bordo 522 migranti: di questi una quota è stata destinata alla nostra regione.

Sono 24 quelli trasferiti a Jesolo (cui se ne aggiunge un'altra trentina arrivata all'alba e un contingente simile partito nel pomeriggio), nuove presenze nella località turistica in aperto contrasto con il secco "no ai migranti" ribadito nei giorni scorsi dai sindaci del litorale. È di lunedì la lettera inviata al premier Matteo Renzi in cui si chiedeva con urgenza di trovare soluzioni alternative perché l'accoglienza metterebbe a rischio la stagione danneggiando il turismo: "Stanno arrivando diverse disdette", hanno confermato i primi cittadini. Lo ricorda nuovamente martedì mattina il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia: "Alcuni turisti stanno rinunciando alle ferie anche da noi. Gli accordi qui a Jesolo sono stati presi tra prefettura e Croce Rossa, ma io farò tutto ciò che è in mio potere per evitare altri arrivi. Farò sentire la mia voce anche in Regione". Le posizioni critiche del governatore Luca Zaia in materia sono note, mentre i suoi appelli per preservare la stagione nelle località turistiche risalgono già a diverse settimane fa.

Fatto sta che per il momento la ricerca di "soluzioni alternative" non sta dando i risultati sperati: proprio lunedì il Prefetto Domenico Cuttaia ha escluso la possibilità di utilizzare la ex caserma Tombolan-Fava di San Donà di Piave, in grave stato di abbandono ormai da 15 anni. Mentre dovrebbe essere imminente l'inizio dei lavori nell'ex caserma di Ca' Turcata a Eraclea, che accoglierà i profughi momentaneamente sistemati in un residence della stessa località balneare. L'emergenza dunque continua: i sindaci del litorale chiedono che non arrivino più profughi nel loro territorio, ma puntualmente il giorno seguente vengono smentiti dai fatti. Dall'altra parte della barricata la prefettura di Venezia, che oramai lavora praticamente a tempo pieno solo per gestire gli arrivi di migranti che si susseguono di ora in ora (un altro arrivo di profughi è previsto martedì pomeriggio). Finché non si troveranno soluzioni alternative (e quella delle ex caserme in questo senso è in pole position) Ca' Corner è costretta a indirizzare i profughi ovunque purché ci siano posti letto disponibili.

Al punto che lunedì sera, durante un tavolo tra alcuni primi cittadini e il prefetto, è stata annunciata l'ennesima "extrema ratio": la possibilità che i migranti possano essere sistemati nelle palestre degli istituti scolastici (DETTAGLI). Dal commissario straordinario della Provincia Cesare Castelli è arrivato il nulla osta della prefettura, ma i sindaci sono già pronti a fare le barricate. Con il sindaco di Musile di Piave Gianluca Forcolin che in due parole ha liquidato la questione: "Allora darò ordine di murare le scuole". Naturalmente dalla prefettura è arrivata anche l'impressione che questa sia veramente l'ultima spiaggia. Dopo che il progetto di accoglienza diffusa è andato in difficoltà per i ripetuti "niet" degli enti locali e sono tornate d'attualità le ex caserme, dove continuano i sopralluoghi. Servono posti letto e spazi idonei, e servono subito.

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