Niente tende per i profughi: il nubifragio li sposta nei corridoi

Mercoledì ultimata la "mini-tendopoli" nella sede della Croce Rossa di Jesolo. Controlli sanitari. A giorni trasferimento a Portogruaro e San Donà

Niente tende durante la prima notte passata nella sede della Croce Rossa di via Levantina a Jesolo. Con i nubifragi che si sono abbattuti dal tardo pomeriggio di martedì sulla località balneare, infatti, i 72 profughi, in gran parte eritrei, che hanno raggiunto la struttura in tre tranche hanno trovato spazio tra i corridoi del presidio su delle brande. Impossibile infatti montare tutte le nove tende previste con tutta quell'acqua. Dunque i responsabili del presidio hanno dovuto trovare un'opzione di emergenza in una situazione che già era di emergenza.

Tutto comunque è filato liscio, e le operazioni di messa in sesto della "macchina" dell'ospitalità sono continuate anche mercoledì. I sanitari dell'Ulss10 già dalla mattina hanno raggiunto il presidio della Croce Rossa per visitare i nuovi migranti arrivati, senza segnalare alcunché di preoccupante, mentre nel primo pomeriggio stava per essere concluso il montaggio della tendopoli. Al termine delle operazioni è previsto anche un sopralluogo del sindaco Valerio Zoggia, da subito critico per la soluzione escogitata dalla Prefettura, visto che negli scorsi giorni qualche turista avrebbe già disdetto il proprio soggiorno a Jesolo. Si tratta di una soluzione temporanea che dovrebbe chiudersi nel giro di due o tre giorni.

INTANTO A ERACLEA I TEMPI SI ALLUNGANO

Queste almeno secondo Ca' Corner, che non appena tutto sarà pronto dovrebbe disporre il trasferimento dei 72 profughi (che si aggiungono agli altri novanta presenti nella sede della Croce Rossa) in alcune palestre di San Donà e di Portogruaro. Per la città del Piave si fa il nome del liceo Galileo Galilei, per la città del Lemene invece la prescelta dovrebbe essere la palestra della scuola Isis "Luzzatto". Il sindaco di San Donà Andrea Cereser, però, chiede di trovare soluzioni alternative alle palestre: "Siamo riusciti a scongiurare che la caserma Tombolan-Fava potesse divenire un centro di accoglienza di valenza sovracomunale - spiega - e abbiamo ribadito che tutti i Comuni devono farsi carico dell’accoglienza. Ora stiamo lavorando per trovare un’alternativa all’utilizzo di palestre delle scuole superiori, messe a disposizione dalla Provincia. Ora si tratta di governare e di non subire l'emergenza".

Mercoledì pomeriggio sopralluogo del primo cittadino di Jesolo Valerio Zoggia: "La tendopoli, di fatto, non esiste – spiega il sindaco – Sono state montate all’esterno tre tende da campo che non sono, però, attrezzate con servizi e brande. I migranti giunti martedì sono stati sistemati negli androni interni ed hanno dormito su delle brande. In tutto a Jesolo sono arrivati 54 profughi. Di questi 9 se ne sono andati subito dopo il loro arrivo in città e probabilmente sono quelli che più di qualche cittadino ha visto vagare per la città martedì mattina. All’interno della Croce Rossa, ora, ci sono in tutto 144 persone. Ai 45 profughi vanno aggiunti i 99 dublinanti che erano già presenti nei giorni scorsi. La situazione è tranquilla, i profughi sono persone miti . La Prefettura ha assicurato al commissario Bosa che entro due tre giorni dovrebbero essere trasferiti in altre strutture. Quanto accaduto martedì mattina - prosegue Zoggia - è stato un problema di comunicazione tra Croce Rossa e Prefettura: il primo gruppo di profughi sarebbe dovuto arrivare alle 10 mentre il bus che li aveva caricati all’ufficio immigrazione di Marghera era già fuori del cancello alle 8. Per quanto mi riguarda se la situazione resta questa non sono preoccupato. Quello che mi dà da pensare è se si ripeterà ancora un invio di migranti così all’ultimo momento trasformando, di fatto, Jesolo  in un centro di smistamento. Non siamo adatti ad avere questa funzione.  Notizie come questa hanno un eco e una risonanza mediatica molto forte che non gioca a favore della nostra economia turistica. E questo, Jesolo, non può permetterselo. Siamo una città accogliente, che rispetta i diritti umanitari, ma viviamo di turismo. E in piena stagione eventi come questo hanno un effetto pesante sulla nostra immagine".

Preoccupato intanto il rappresentante degli albergatori di Jesolo, che lancia l'allarme: "Credo che la città si sia attrezzata egregiamente offrendo una disponibilità e una accoglienza particolarmente efficace sia in termini di sicurezza, sia in termini di rapporto con quelle che sono le caratteristiche di una località turistica - dichiara il presidente dell'Aja Massimiliano Schiavon - mi sembra che il problema sia più determinato dall’opinione pubblica, piuttosto che da un reale impatto sulla località turistica che è e rimane una delle più importanti realtà imprenditoriali sia a livello di occupazione che di fatturato. L’accoglienza è un dovere, la vacanza è un piacere e lavorare è un diritto. Solo il settore alberghiero di Jesolo impiega 6.000 lavoratori a stagione. Dare un’immagine falsata della realtà può mettere in crisi un intero sistema".

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