Faccia a faccia prefetto - migranti: "Tornate a Cona, 100 tra voi partiranno tra pochi giorni"

La marcia per la dignità dei profughi usciti da Cona lunedì scorso è arrivata mercoledì a Malcontenta, dove passeranno la notte. Muro dei richiedenti asilo: "Lì non ci torniamo"

"Il ministero mi ha autorizzato a spostare nel giro di due o tre giorni 100 persone da Cona. Saranno riposizionate in altre strutture, situazioni alloggiative più piccole. Non posso dire dove, perché noi sul territorio abbiamo esaurito tutti gli spazi: io sono riuscito a trovare 13 posti nella provincia di Venezia, altri saranno fuori. Sempre sulla base del principio dell'anzianità dell'accoglienza". È l'annuncio del prefetto Carlo Boffi, che mercoledì ha incontrato al centro civico di Malcontenta i 56 richiedenti asilo fuggiti da Cona due giorni fa. I migranti però ribadiscono la ferma intenzione di non fare ritorno all'ex base missilistica. Quello appare essere un punto non negoziabile. Al termine di una lunga giornata di trattative è stato concesso il permesso di dormire a Malcontenta, solo per una notte. Boffi comunica: "Abbiamo ottenuto dal sindaco Luigi Brugnaro la disponibilità di questo edificio, di proprietà del Comune di Venezia: l'uso è stato concesso in via emergenziale per una notte". Intanto nelle ore seguenti avrebbero raggiunto Malcontenta tutti o parte dei migranti che nei giorni scorsi hanno stazionato davanti al marciapiede della sede della Croce Rossa di Jesolo.

Usb all'attacco VIDEO

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Il leader della protesta, Pa Modou: "Lottiamo per la dignità. Io scappo dalla guerra civile. Mio fratello è stato ucciso in Libia"

Una cinquantina arrivati in pullman

L'ultima tappa dei "marcianti", come detto, è stato il centro civico di Malcontenta, località al confine tra i territori di Venezia e Mira: il pullman con i migranti a bordo è arrivato intorno alle 10.30 in via Jacopo del Cassero. Qui passeranno la notte in attesa di capire se giovedì, come auspicato dal prefetto, torneranno a Cona. Intanto alcuni attivisti che fanno riferimento a centri sociali di Padova e Venezia si stanno muovendo per procurare loro dei pasti, che mercoledì non sono stati assicurati dal Comune di Venezia. Le proteste sono iniziate ormai una settimana fa, quando circa 200 degli ospiti della ex base militare hanno deciso di allontanarsi a piedi, marciando contro le condizioni del centro di accoglienza. Quelli giunti oggi a Malcontenta sono partiti invece lunedì, seguendo l'esempio dei primi. Martedì sono arrivati a Padova, poi, nel corso della giornata, è stato deciso di trasferirli nel Veneziano la mattina successiva (hanno passato la notte in un locale della Diocesi, al Seminario minore di Rubano) e di organizzare un colloquio con il titolare di Ca' Corner.

L'incontro tra prefetto e migranti VIDEO

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Boffi: "Non ci sono altre strutture"

L'udienza con il prefetto avviene in una stanza al primo piano del centro civico. Presenti anche il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, e il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, oltre che in un secondo momento il primo cittadino di Mira, Marco Dori: "Non ci sono alternative a Cona - ha ribadito Boffi, rivolgendosi ai migranti - Avessi avuto soluzioni migliori avrei già provveduto. Siamo passati dai 1500 ospiti dei mesi scorsi agli 800 attuali. Abbiamo spostato persone in strutture piccole in cui è possibile l'accoglienza e l'integrazione sulla base del criterio di anzianità di permanenza nella struttura. Non si può consentire che chi si rivolta scavalchi coloro che sono a Cona da più tempo. Queste sono le regole. Se siete lì da tanto tempo, con ogni probabilità rientrerete fra i cento che saranno spostati nei prossimi giorni. Per questo vi chiedo di scegliere con la vostra testa e con il vosto cuore: tornando a Cona avete la promessa di un alleggerimento da parte del governo italiano, se dovesse continuare il blocco degli sbarchi. Mi impegno a continuare questa politica fino alla chiusura dell'hub. Segnalateci ciò che non va, il mio vicario verrà con voi e vi ascolterà. L'alternativa non è conveniente, perché continuare a tenere una posizione di rivolta significa perdere i vostri diritti". Il prefetto ha quindi lasciato la sala per circa mezz'ora, mentre i migranti hanno discusso tra loro e votato sul da farsi. Al ritorno, però, la loro posizione non era cambiata. Non intendono tornare a Cona. Nel tardo pomeriggio Boffi ha precisato: "Il ministero ha confermato la disponibilità a non considerare per voi questi giorni come periodo volontario di allontanamento dalla struttura. Nel caso decidiate di tornare a Cona, continuerà l'ospitalità".

I manifestanti: "Chi gestisce Cona è incompetente"

Pa Modou Sey, dal Gambia, 30 anni, si fa portavoce dei migranti in fuga: "Non vogliamo tornare a Cona, dove nessuno ci ascolta - spiega - Lì ci sentiamo privati della nostra dignità". "Le crediamo, abbiamo fiducia di lei - continua, rivolto al prefetto - ma la gestione di Conetta è pessima, chi gestisce il centro di accoglienza non ha scrupoli ed è incompetente. Quando voi arrivate date indicazioni, ma poi tutto torna come prima. Solo gli animali possono essere stipati in un sistema del genere, non gli esseri umani. Noi siamo venuti qua per essere liberi, mentre a Cona è come venivamo trattati in Libia. Mio fratello è stato ucciso lì. Quando sono arrivato in Italia 75 di noi sono morti in mare". E poi la questione delle risposte alle richieste di asilo: "Il 75% ha avuto il diniego della pratiche per l'immigrazione nelle ultime setimane", riferisce. "La ringrazio per avere trovato il tempo per incontrarci e ascoltarci - conclude - Ma chiediamo una soluzione, perché tornare a Cona non è possibile".

Camara Alassane, della Costa D'Avorio, è fuoriuscito dal centro di accoglienza l'estate scorsa e ora è ospitato ad Annone Veneto. È diventato un attivista del sindacato Usb e parla bene la nostra lingua: "Ringraziamo gli italiani per l'ospitalità che ci danno - dice - Perché avrebbero potuto farci morire in mare. Questi ragazzi hanno paura di morire, non possono rimanere nella stessa situazione a Conetta. I cittadini si arrabbiano con noi, ma noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi. Quando questi migranti avranno i loro documenti, dovranno trovarsi un lavoro e pagheranno un affitto. Questo vogliamo fare, niente di più. Se saranno sfruttati senza documenti, non potranno andare a scuola. Io ci vado da 4 mesi, perché ho ottenuto i documenti. Sono stato aiutato, ora aiutate anche loro. Abbiamo bisogno della carta d'identità per tutti, non vogliamo rimanere a Cona".

Boffi: "Protesta politica"

Per il prefetto Boffi, che poi è partito per Venezia per cercare di trovare una soluzione alla situazione, le proteste di questi giorni nascono da una "strumentalizzazione politica". "Conetta è una struttura che ha subìto controlli da tutti, comprese le Nazioni Unite - spiega - E tutti ne hanno riscontrato l'accettabilità. Con questo non voglio dire che si tratta di una soluzione ideale, perché sempre di tensostrutture stiamo parlando. Ma non è nemmeno un lager come è stato descritto. Gli spazi sono riscaldati, di notte dagli accertamenti che sono stati eseguiti la temperatura raggiunge i 18-19 gradi. Sono stati spesi più di 1 milione di 600mila euro per gli interventi di miglioramento. L'intento del ministero resta chiudere questi hub, la stategia è quella dell'accoglienza diffusa che consenta l'immigrazione".

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Usb: "Chiudere Cona"

Verso sera il delegato Usb Camara Alassane ribadisce le richieste del sindacato al governo: "Chiusura immediata di Cona, Bagnoli e di tutti i grandi campi di ospitalità, oltre al divieto di apertura dei grandi campi. Trasparenza sulla gestione dei grandi campi. Restrizione dei bandi e riformulazione dei bandi".

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