I profughi a San Donà si danno da fare per il verde e i parchi, altri 20 nel progetto

Lunedì mattina i volontari hanno assistito al corso obbligatorio sulla sicurezza sul lavoro. Il sindaco Cereser: "Questo Comune vuole porsi come modello di ospitalità, saranno utili"

Altri venti profughi impiegati in qualità di volontari nella cura del verde pubblico, del decoro e della pulizia urbana a San Donà. Lunedì al Centro culturale da Vinci, in piazza Indipendenza, i migranti hanno concluso il regolare corso per la sicurezza dei lavoratori. «La nostra proposta, rivolta soprattutto alle associazioni di volontariato, è di utilizzarli in attività in cui non siano concorrenziali con lavoratori locali – spiega il sindaco Andrea Cereser – dall’integrazione della pulizia delle strade al diserbo manuale, dalla cancellazione delle scritte sui muri alla cura del verde pubblico".

I profughi hanno completato il corso previsto dalla normativa anche per chi svolga attività volontaria, di 12 ore, dedicato ai rischi specifici del lavoro manuale. A tenere il corso anche personale dell’ufficio tecnico comunale e del Comando di polizia locale. Molte le domande dei diretti interessati, che nel frattempo hanno avuto la possibilità di imparare un po' l'italiano. "L’impiego dei migranti è possibile grazie alla volontà degli stessi di impegnarsi per la comunità che li sta ospitando e sulla base di uno specifico protocollo con la Prefettura – aggiunge l’assessore, Maria Grazia Murer – Le difficoltà burocratiche al loro impiego sono state affrontate grazie all’impegno del volontariato e del personale del Comune".

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Già alcuni migranti, ospiti a San Donà attraverso l’azione della cooperativa Villagio Globale, erano stati impiegati, a supporto di volontari, prima alla mensa solidale e con la Croce Rossa, poi nella cura dei parchi per lavori di straordinaria manutenzione. "L’intervento dei migranti è possibile analogamente alle manutenzioni straordinarie operate da volontari", precisa l’assessore Murer. "Il Comune di San Donà di Piave si pone come modello di integrazione – conclude il sindaco Cereser – Ormai nessuno si ricorda più che la città ospita una quota di profughi, e questo è un buon segno. Proponiamo un modello di integrazione basato sulla sicurezza, l’impegno verso la comunità e la reciproca conoscenza". 

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