I patronati aprono le porte ai profughi a Mira: "Dormirete qui, poi domani mattina si vedrà"

Alle 19.30 di giovedì i primi migranti hanno messo piede nei locali della parrocchia mirese. Don Mauro: "Non possono dormire per strada, abbiamo fatto quello che si doveva fare"

"Chi parla inglese? E francese?". Ci sono sguardi sollevati tra la cinquantina di profughi che giovedì sera ha messo piede nel patronato di Mira, in pieno centro. Altri sono arrivati a Oriago, Borbiago e Gambarare: 50 nel patronato di San Nicolò di Mira, 45 a San Pietro di Oriago, 45 a Gambarare, 40 a Borbiago, più altri 20 a Casa San Raffaele (Mira Porte). Sono partiti dall'argine del Brenta di Bojon di Campolongo Maggiore a bordo di un bus della cooperativa Edeco, dopo la decisione delle parrocchie miresi di aprire le porte dei patronati a chi da due tre giorni sta marciando per raggiungere Venezia per chiedere di non dormire più nell'ex base di Conetta. Don Mauro, il parroco, assieme a un gruppetto di donne e uomini, verso le 19.30 fa radunare nell'ampia sala i richiedenti asilo: "Sappiamo qual è la vostra situazione - viene spiegato loro - lo Stato sta cercando una soluzione per voi. Per stanotte vi ospitiamo noi, domani non sappiamo quale sarà la vostra destinazione. Sarà diversa da Cona". Al che parte qualche applauso, e soprattutto un "grazie" corale.

PROTESTA DEI PROFUGHI, LA SBROGLIA IL PATRIARCATO

L'ANNUNCIO DEL PREFETTO: IL PATRIARCA DISPONIBILE AD ACCOGLIERVI

L'ARRIVO DEI MIGRANTI NELLA PARROCCHIA DI MIRA

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"Chi vuole venire a dare una mano è il benvenuto"

Tutto è in divenire: "Non c'è nessuno a Gambarare? Vado io allora. Chi viene con me?", afferma uno dei volontari. "Ma devo cucinare per loro? Quanti sono?", se lo chiede già radunando attorno a sé quella che diverrà la "squadra" che opererà nella frazione della Riviera del Brenta, dove trascorreranno la notte una trentina di migranti. Altrettanti sono stati trasferiti nelle stesse ore a Oriago e Borbiago. Il "grosso" è a Mira, dove la struttura è più ampia: "Siamo vicini ai più deboli senza fare altre considerazioni - dichiara don Mauro, il parroco - Piuttosto che lasciare la gente in strada, penso che sia dovere di ogni buon cittadino compire questo gesto. Giovedì mattina abbiamo sentito subito i nostri superiori dopo essere venuti a conoscenza della vicenda". "La loro accoglienza è temporanea perché ci dicono che domani saranno trasferiti in altre realtà. Se qualcuno ha voglia di dare una mano, anche solo per un po' di compagnia, può bussare alle porte delle tre parrocchie". 

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Giacigli per terra

Si è messa in moto la macchina dell'associazionismo mirese e veneziano. Nelle ore successive sono state tante le persone che hanno portato materiale e hanno cercato di rendersi utili. Una "rete" che a tratti è andata anche oltre le realtà ecclesiastiche, coinvolgendo anche gli attivisti del sindacato Usb o dei centri sociali: alla sede del collettivo Lo.Co. di piazzale Favretti a Mestre, per esempio, è stata organizzata una raccolta solidale per permettere ai migranti di passare la notte al caldo (quando ancora non si sapeva del "colpo di scena" annunciato dal patriarca di Venezia al prefetto Boffi nel pomeriggio). 

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