Si conclude la protesta dei migranti: ritorno a Cona per evitare di perdere i diritti d'ospitalità

Le trattative di venerdì si chiudono prima di cena. Il prefetto aveva avvertito: o così o identificazione e decadenza della loro posizione. "Ma o migliora o usciamo tutti dalla base"

Foto Occhio Spinea

Dopo giorni di marce e proteste alla fine sono tornati dove tutto era iniziato. Per alcuni di loro è stato come rimettere piede all'inferno, per altri invece il campo di Conetta deve essere sembrato più accogliente nel momento in cui la prospettiva era perdere i diritti all'ospitalità. Tant'è. I 61 richiedenti asilo reduci della seconda "marcia per la dignità" venerdì sera, dopo ore di estenuanti trattative, sono tornati all'ex compendio militare di Conetta dietro l'impegno espresso dalla Prefettura di effettuare controlli settimanali sulla qualità dei servizi erogati dalla cooperativa che gestisce il campo. Accertamenti anche da soggetti esterni imparziali. I migranti e le associazioni che si sono spese in questi giorni per garantire una vita migliore ai richiedenti asilo vigileranno sull'immediato trasferimento (questione di giorni) di 100 ospiti della struttura, ma la prospettiva è che periodicamente si lavori per alleggerire sempre più l'ex base fino ad arrivare alla sua chiusura. "Se tutto questo non succederà usciremo tutti dalla base", hanno spiegato i manifestanti. "La pacata fermezza ha pagato", ha commentato invece il prefetto Carlo Boffi.

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Il bivio

I 61 richiedenti asilo, dopo ripetuti colloqui con il vicario del prefetto, Sebastiano Cento, sono tornati sui loro passi nel momento in cui sono stati messi di fronte a un bivio. Letteralmente. Da una porta della sede della cooperativa Cssa di Spinea, in via del Commercio, sarebbero usciti coloro che avrebbero deciso di tornare a Conetta mantenendo il diritto all'ospitalità, dall'altra invece sarebbero usciti coloro che rifiutavano del tutto l'idea di rivedere l'ex compendio militare. "Sarete identificati e a quel punto vi sarà notificata la revoca all'ospitalità", è stato spiegato loro. Di fronte a questo aut aut le posizioni sono cambiate. I pasdaran della protesta sono stati spodestati e nel giro di due ore tutti erano già sull'autobus alla volta del campo. 

Momenti di tensione

Non sono mancati momenti di tensione nel pomeriggio, specie nel momento in cui è trapelata l'informazione che, durante la trattativa a porte chiuse, sarebbero state firmate le notifiche di revoca. A quel punto alcuni richiedenti asilo hanno indossato le pettorine e hanno manifestato l'intenzione di raggiungere Venezia in autobus. Il fronte della protesta a quel punto si è disgregato e alla fine, di fronte al bivio obbligato, tutti sono saliti sul bus: "Abbiamo ottenuto il risultato di 100 persone che vengono immediatamente trasferite da Cona - ha spiegato Omid Firouzi del progetto Sconfinamenti di Padova se consideriamo i 250 che hanno trovato nuova sistemazione la settimana scorsa, più di 300 persone saranno portate fuori dal campo. Noi torneremo fin da domani lì per vigilare dal basso con le reti solidali, per far sì che questa protesta sia l'inizio di un processo di svuotamento di una struttura in cui è impossibile vivere. E' la vergogna del governo italiano".

Ritorni alla base 

Già giovedì sera 8 tra i "marcianti", secondo Ca' Corner, avevano chiesto di tornare a Cona intuendo forse che la corda era stata tirata troppo e rischiava di spezzarsi, dopo i due malori del pomeriggio e un tentato suicidio al Canevon di Malcontenta. "Come dicono che gli italiani sono stati generosi, loro devono essere rispettosi degli 800 migranti che rimangono a Cona - ha sottolineato in mattinata il prefetto Boffi, il quale ha avuto innumerevoli colloqui con i manifestanti in questi giorni - Non può esserci altro criterio per la ridistribuzione se non quello dell'anzianità della presenza nel campo". Chi se n'è andato puntava ad altro: ad alloggi migliori rispetto alle tensostrutture di Conetta, costi quel che costi. Anche perché in molti, nel piano di ridistribuzione di 100 migranti che dovrebbe scattare a breve di concerto con il ministero dell'Interno, sarebbero scalzati da chi a Conetta è ospitato da più tempo di loro. "Questo criterio potrebbe passare in secondo piano solo nel caso di un disagio psicofisico - conclude il titolare di Ca' Corner - ma dovrebbe essere certificato da terzi". Intanto al ritorno all'ex base gli operatori della cooperativa Edeco, che si occupano dell'ospitalità, hanno mangiato con gli ospiti della struttura. Servirà del tempo affinché chi è tornato nella comunità possa reinserirsi senza scossoni.

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Stop all'accoglienza. Che succede? 

Ma nella pratica che succede a chi riceve il decreto di revoca dei diritti all'accoglienza? Nel concreto poco o nulla, ma al minimo sgarro sarebbero guai. Chi è richiedente asilo può contare su un permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi che non verrebbe interessato dalla notifica. Dunque i "marcianti" non diventerebbero clandestini tout court. Una volta scaduti i termini temporali, però, se non c'è il rinnovo si entra nel campo dell'illegalità. Lo Stato non garantirebbe più loro alloggio, pasti e servizi: chi li ospita lo farebbe a livello personale e sulla carta non avrebbe alcun ostacolo. La richiesta di status di rifugiato verrebbe sospesa (se non c'è stata l'audizione della commissione che ha il dovere di vagliare la posizione di ogni richidente si passa in fondo all'elenco) e al primo reato commesso scatterebbe l'espulsione. Un richiedente asilo potenzialmente può tornare sui propri passi, ma una volta sola, chiedendo di tornare a godere del sistema d'accoglienza italiano. Altrimenti la strada verso la clandestinità nel medio o lungo termine è spianata. 

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