Profughi, tra i casi "difficili" uno su quattro non può reggere Conetta: "Li trasferiremo"

Secondo gli accertamenti degli psicologi dell'Ulss 3, 17 migranti sui 71 visitati dovrebbero essere ridistribuiti. Faranno parte del centinaio di richiedenti asilo che uscirà dal campo

Uno su quattro è alle prese con problemi psichici o fisici che ne pregiudicano la presenza nell'ex base Nato di Conetta. Questo il responso delle visite condotte grazie alla collaborazione dell'Ulss 3 "Serenissima" questa settimana sui 71 richiedenti asilo segnalati come più "problematici". Tra questi anche alcuni dei "marcianti" che non più di sette giorni fa avevano chiesto più dignità per la loro accoglienza, dormendo a Piove di Sacco, Rubano e Spinea. Alcuni di loro, dunque, lasceranno la struttura a breve perché lo staff sanitario "sconsiglia la loro permanenza nel campo" assieme all'altro centinaio di migranti che rientra nei trasferimenti disposti di concerto dalla Prefettura e dal ministero dell'Interno.

I numeri

Il numero della popolazione che si trova nell'ex base Nato si assottiglia sempre più: giovedì erano in 796 gli ospitati nel compendio militare, con anche il fuoriprogramma di alcuni rientri da strutture del Rodigino. Eventi rari, s'intende, ma comunque indicativi del fatto che in fin dei conti qualche migrante preferisce Conetta alle alternative messe sul piatto. I 17 che non hanno superato il consulto con lo psicologo saranno ridistribuiti a breve e tra loro avrà la precedenza chi è giunto a Cona da più tempo. Per quanto riguarda i trasferimenti "normali", invece, si seguirà in primis il principio cardine dell'anzianità. Giovedì, intanto, hanno lasciato il campo 5 richiedenti asilo: 3 sono finiti nel Padovano e 2 nel Rodigino. Tra questi anche alcuni tra i "vulnerabili", segnalati per le visite dallo staff che opera all'interno del campo. 

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Sopralluoghi

Quella delle visite mediche e psicologiche (il sovraffollamento ha inevitabili conseguenze negative sulla tenuta mentale di un individuo) era stata una promessa espressa in fase di trattativa direttamente dal prefetto Carlo Boffi. Al tavolo attorno a lui i rappresentanti del territorio e soprattutto coloro che hanno dato vita alla protesta, che sono tornati a Conetta anche dietro la prospettiva che settimanalmente ci possano essere visite di organizzazioni internazionali in grado di "certificare" l'effettiva qualità dei servizi erogati. 

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