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Progetto Giovani Pilkington, Cgil: "Abbiamo il dovere di rendere la vita facile agli stagisti"

"Corrispondere i rimborsi alla fine del programma formativo, o 45 giorni dopo, ci squalifica nel contesto europeo e crea disparità nelle opportunità in base alle risorse delle famiglie"

Non si placa il botta e risposta fra Regione e sigla sindacale Filctem Cgil sul Progetto Giovani e gli indennizzi agli stagisti inseriti alla Pilkington di Marghera. "Non hanno ancora visto un euro dei soldi dei rimborsi che la legge Fornero sui tirocini prevede, a titolo di indennizzo delle spese", sostiene Riccardo Colletti del sindacato. Ma la Regione, con l'assessore Elena Donazzan sottolinea: "È un'esperienza on the job volta a sviluppare competenze lavorative nei giovani e che, contemporaneamente, consente all'azienda di "provare" il lavoratore; come tale deve essere quindi considerata e non confusa con un rapporto di lavoro".

La Monti Fornero del 2017 sugli stage

"Vogliamo sottolineare che non siamo assolutamente contrari al progetto - spiega Colletti - però osservando quanto previsto dalla Monti Fornero, in materia di stage, vediamo che si parla di indennità di partecipazione al tirocinio che non può essere al di sotto delle 300 euro mensili. Si parla appunto di mensilità. Inoltre, tali rimborsi, per i giovani stagisti non dovrebbero essere inferiori ai 500 euro lordi, corrisposti in parte dal datore di lavoro, in parte dalla Regione”.

"La procedura di pagamento delle indennità di tirocinio prevede la collaborazione tra più soggetti: l'ente promotore del tirocinio, la Regione, l'INPS e le Poste Italiane - scrive Donazzan -. La procedura è a regime dal 2015 e ha consentito di emettere, fino ad oggi, 18.730 mandati di pagamento per 9.503 destinatari".

Dovere di agevolare i percorsi

Il sindacato, che spiega di non voler mettere in discussione quanto stabilito e votato in Consiglio dalla Regione, si chiede: "Perché un giovane che inizia a lavorare attraverso uno stage o tirocinio, deve pagarsi di tasca propria le spese relative a tutto il periodo formativo, per attendere fino a 45 giorni dopo la fine del programma, per ottenere il rimborso?".

"Abbiamo la necessità - prosegue il segretario Filctem - se non il dovere, di dare una mano alle aziende, perché attraverso questi percorsi beneficiano di sgravi fiscali, ma nei confronti dei giovani ci sentiamo di rivedere tutto, perché ci pare poco accettabile, se non ingiusto, che chi affronta oggi il mondo del lavoro, debba partire già svantaggiato. Ci sembra una regressione di diritti ma anche una disparità rispetto al contesto europeo. Tutelare i giovani e cercare percorsi che rendano la vita più semplice all'inserimento occupazionale, è d'obbligo. E’ ovvio che un giovane che non ha lavoro è costretto a chiedere aiuto alla famiglia, ai genitori, ai nonni, per sostenere qualsiasi spesa, per affrontare un tirocinio. Ma se la famiglia è disagiata, allora un giovane si vede costretto a rinunciare a questi percorsi e a queste opportunità. E di nuovo le risorse restano per pochi".

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