Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Dolo

Un filtro essenziale: come il pronto soccorso di Dolo ha "salvato" il reparto d'urgenza

L'ospedale dolese è stato alleggerito del 43,5% di presenze covid. Il primario Pellegrini: «Nella prima ondata ricoveravamo quasi tutti. Ora che conosciamo la malattia, scremiamo»

Con una diagnosi di covid, nel corso della prima ondata, partiva il ricovero. Con l'afflusso di urgenze della seconda venuta epidemica il pronto soccorso di Dolo, primo filtro del covid hub della provincia veneziana, ha affinato la diagnosi, tanto da comprendere in alcuni fondamentali passaggi diagnostici chi destinare ai reparti e chi, gestibile in autonomia, inviare a casa con la terapia e l'assistenza territoriale.

Dopo analisi cliniche e strumentali al pronto intervento dolese, più di due pazienti su cinque sono dimessi. Ma prima di consegnarli alla gestione domiciliare di Usca, Sisp, Adi e medico di famiglia, vengono educati all’automonitoraggio: nell'eventualità anche di un lieve peggioramento dei parametri, dovranno tornare al pronto soccorso. È lo stesso reparto d’urgenza che spesso chiama i pazienti dimessi, a distanza di giorni, per assicurarsi del loro stato di salute.

Il Pronto soccorso di Dolo è diventato così un ammortizzatore dell'onda d'urto del virus, un reparto cuscinetto, che ha aiutato a preservare i posti letto dei maxireparti covid dolesi del 43,5%. «Nella prima ondata, - ha spiegato il primario Andrea Pellegrini - rilevata la presenza del virus nei pazienti, ricoveravamo quasi tutti. Ora filtriamo in base alla gravità, e questo aiuta molto anche a non sovraccaricare i reparti». Gli ha fatto eco il direttore generale di Ulss 3 Giuseppe Dal Ben: «Scremare tante persone che possono essere gestite in sicurezza a domicilio - ha detto - vuol dire non sovraccaricare i reparti che in questa seconda fase sono stati impegnati dall’alta affluenza dei pazienti con coronavirus».

È compito del Sisp, il servizio di igiene e sanità pubblica, di Usca, le squadre speciali di continuità assistenziale, del medico di famiglia e di Adi, (Assistenza domiciliare integrata), raccogliere la staffetta del pronto soccorso per continuare, se necessario, il percorso terapeutico e il monitoraggio del paziente covid a casa. Ma prima della dimissione dal pronto soccorso «diamo anche indicazioni domiciliari ai pazienti sull’automonitoraggio, perché in caso di peggioramento è giusto che si rivolga di nuovo a noi», aggiunge Pellegrini.

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