Cronaca Lido

Al centro Morosini arriva un "pronto soccorso" per le tartarughe marine

Al via un progetto condiviso con i Paesi confinanti del Mediterraneo e l'Università di Padova. Gli animali d'estate rimangono a pelo d'acqua venendo spesso colpite dalle imbarcazioni

Le tartarughe marine e i cetacei che durante la stagione estiva popolano l'Alto Adriatico avranno presto un luogo sicuro dove ricevere le prime cure in caso di incidente. Si tratta del Centro di primo soccorso che nascerà presso il Centro di soggiorno Morosini agli Alberoni, grazie al progetto europeo Netcet - Network for the Conservation of Cetaceans and Sea Turtles in the Adriatic (Rete per la conservazione di cetacei e tartarughe marine in Adriatico), di cui il Comune di Venezia è capofila.

L'intervento sarà gestito dal punto di vista operativo dal Museo di storia naturale in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova e la Regione Veneto. "Netcet - ha precisato la dirigente comunale del settore Politiche internazionali e comunitarie, Paola Ravenna - è uno dei quattro progetti approvati nel 2012 di cui il Comune di Venezia è coordinatore, ed è finanziato nell'ambito del programma IPA Adriatic CBC, che vede la partecipazione di 13 partner di 5 Paesi diversi che si affacciano sull'Adriatico: Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania. L'obiettivo è quello di sviluppare strategie comuni per la conservazione e l'osservazione di cetacei e tartarughe marine nell'Adriatico attraverso la cooperazione regionale".


Per farlo il centro Morosini metterà a disposizione degli spazi per realizzare delle apposite vasche, che ospiteranno le tartarughe e i cetacei in attesa che vengano trasferiti nei centri di cura dell'Università di Padova, dove saranno curati da veterinari e biologi marini. Durante la stagione estiva infatti le tartarughe che popolano il Mediterraneo si spingono nell'Alto Adriatico per cibarsi e, poiché sono animali a sangue freddo e amano rimanere sulla superficie dell'acqua per scaldarsi al sole, spesso vengono gravemente ferite nell'impatto con imbarcazioni. E così, a volte anche prive di vita, si spiaggiano sugli arenili. (Ansa)

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