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Prostitute mandate in vacanza a Jesolo per rimpinguare gli incassi

Quaranta arresti tra Lombardia, Piemonte ed estero per sfruttamento. Oltre settanta le donne straniere sfruttate dall'organizzazione criminale

Le costringevano ad andare in vacanza nel periodo estivo nelle più rinomate località balneari. Non poteva mancare Jesolo, dunque, come meta delle decine di prostitute obbligate a ricevere i clienti per ripagarsi la vacanza, continuando a riempire di contanti le tasche dei loro sfruttatori, che tra luglio e agosto dovevano sopperire a una carenza di domanda generalizzata tra Milano, Asti, Macerata, Lodi e Brescia, dove gestivano il mercato del sesso a pagamento. Da qui l'idea di andare in trasferta, dove i clienti sarebbero stati sicuramente di più. E chissà se erano già in programma vacanze del genere anche nel 2015. Con ogni probabilità non lo si saprà mai, visto che martedì mattina l'organizzazione è stata diserticolata dai carabinieri della compagnia di Vigevano, sulla base di lunghe indagini coordinate dalla Procura di Pavia.

Quaranta le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip, che coinvolgono persone residenti tra Asti, Macerata, la Romania, il Belgio, la Germania e l'Albania. A tutti viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento, agevolazione, induzione, favoreggiamento anche a mezzo di pubblicità, nonchè sfruttamento della prostituzione, con l'aggravante della transnazionalità, di più di settanta donne maggiorenni di nazionalità straniera anche con l'impiego di violenza e minaccia e il successivo reinvestimento dei proventi nei traffici illeciti di sostanze stupefacenti.

D'estate le ragazze venivano costrette dagli sfruttatori ad andare in vacanza nelle località balneari più rinomate prostituendosi con i turisti, per pagare il soggiorno e recuperare così le entrate di denaro, altrimenti ridotte a causa dell'esodo estivo dei propri clienti dalle città del nord.

L'operazione dei carabinieri di Vigevano, chiamata "Alba nostra 2", fa seguito ad un'analoga indagine che prese avvio esattamente due anni fa, il 7 marzo 2013, anche allora non casualmente a ridosso della Festa della donna. Quella mattina venne data esecuzione a 40 ordinanze di custodia cautelare, di cui 34 in carcere e 6 ai domiciliari, nei confronti di 23 rumeni, 8 albanesi, 4 egiziani e 5 italiani: 37 dei 43 imputati hanno poi scelto di patteggiare pene fino a 3 anni e 6 mesi di reclusione e altri 6 sono stati condannati con rito abbreviato. La sentenza è stata pronunciata il 22 gennaio 2014 dal gup di Pavia Carlo Pasta: in totale è stato distribuito circa un secolo di carcere.

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