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Cronaca Marghera / Via Fratelli Bandiera

"Via Fratelli Bandiera è dei papponi". E le prostitute subiscono in silenzio

Dopo che martedì due donne sono state accoltellate dal loro protettore torna nel mirino la situazione della zona. Oggi corteo del Rivolta. Un concessionario: "Fa male al cuore"

"Quella bmw rossa e nera la vedevo sempre passare per il cancello. Ogni giorno". Via Fratelli Bandiera convive da molto tempo con il problema della prostituzione. C'è chi, per motivi di lavoro, per forza di cose è diventato un esperto. Conosce le facce, se le vede uscire spesso davanti agli occhi. "Le ragazze escono e poi vengono seguite da una macchina che controlla che si posizionino a dovere". A parlare è un responsabile della concessionaria Citroen Boldrin centro auto, esercizio che si trova a poca distanza da dove martedì all'alba due prostitute sono state accoltellate da quello che potrebbe essere il loro protettore, G.A.K., 30enne di nazionalità bulgara arrestato a poche ore dai tentati omicidi. Era sua quella bmw rossa e con la cappotta nera a bordo della quale è finito in manette.

Si oltrepassa un cancello elettrico e si arriva allo stabile con gli appartamenti. Proprio dietro la concessionaria. "Dovrebbero esserci solo capannoni, è una zona industriale qui - spiega il responsabile - ci dovrebbe essere solo la casa del custode. Invece quegli appartamenti erano occupati da prostitute. Mi chiedo come sia possibile". Gli esposti e le denunce sono fioccate: "Ne ho depositate tre nell'ultimo anno, ma i risultati non si sono visti - spiega - È una situazione insostenibile. Qui ci sono novanta dipendenti e tanti sono donne. Fa buio presto e bisogna stare attenti".

Un'area che tenta di rinascere, anche in risposta alla violenza contro due donne perpetrata dal loro presunto sfruttatore. Per questo oggi alle 19 ci sarà un corteo organizzato dai giovani del centro sociale Rivolta. "Negli ultimi dodici mesi la situazione è peggiorata - continua il responsabile - ci sono degrado e sporcizia ovunque. Fa male al cuore, anche se poi capisci che quelle donne sono vittime di una regia più grande".

Le "vittime" dal canto loro non parlano. Bocche cucite. Sanno che altrimenti le conseguenze potrebbero essere molto gravi. In un lago di sangue lo scorso martedì avrebbero potuto essere loro. Mercoledì mattina erano intente a caricare dei trolley in un camper pronte per partire. Forse una smobilitazione generale, forse è solo un cambio della guardia. Ti chiedono con faccia preoccupata perché ti trovi lì. Poi si chiudono nel silenzio. Scendono quelle scale strette e buie che hanno visto l'aggressore scappare con il coltello insanguinato in mano. Lo sguardo basso. All'appartamento del tentato omicidio non risponde nessuno. Di sopra, dove si trovavano altre cinque donne che hanno sentito le urla, chiedono chi è. Un luogo degradato, dove è difficile pensare di vivere. Non aprono la porta. Capiscono poi che chi parla non è della loro "cerchia". Non rispondono più. Paura, forse. Vittime, senz'altro.

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