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Obbliga due 19enni a prostituirsi e rapinare i clienti, arrestato 25enne

Nei guai un 25enne romeno che convinceva i connazionali a venire qui con la promessa di un lavoro. Fondamentale la testimonianza di uno dei giovani

Un romeno di 25 anni è stato sottoposto dalla squadra mobile di Venezia a fermo di indiziato di delitto per rapina aggravata e arrestato e favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione maschile. L'uomo aveva avviato alla prostituzione due suoi connazionali 19enni e, assieme a loro, rapinava i clienti che approfittavano dei due ragazzi.

DERUBATO - Ad avviare le indagini è stata la denuncia presentata il 18 luglio da un uomo che, appartatosi nella zona del cavalcavia di via della Pila con un giovane straniero per 30 euro, è stato poi rapinato di 500 euro e di due iPhone. La polizia, nell'ambito degli accertamenti, ha cercato di raccogliere elementi sull'episodio, sentendo giovani prostituti e tra questi è stato sentito un 19enne romeno, testimone dell'aggressione. Il giovane ha raccontato di essere stato avvicinato nel suo paese dal 25enne con la promessa di un lavoro in Italia. Una volta giunto a Mestre ha scoperto cosa l'attendeva. Sulla base della denuncia del 19enne ed anche della sua testimonianza in merito alla rapina, la squadra mobile ha fermato l'indagato.

IL PENTITO – È stato proprio uno dei due 19enni “incastrati” dal connazionale a rivolgersi alla polizia. Gli agenti da tempo tenevano sotto controllo la zona di via della Pila, da sempre luogo di ritrovo per chi intendeva approfittare dei giovani stranieri di sesso maschile che si prostituivano per vivere, ma i poliziotti non avevano ancora in mano elementi che portassero ad una caso di vero e proprio sfruttamento. Qualche giorno fa, però, negli uffici della questura è arrivata la segnalazione di un giovane che aveva trovato rifugio presso i servizi sociali del Comune. Il ragazzo raccontò agli agenti di come fosse stato convinto a trasferirsi in Italia con la promessa di un lavoro onesto, delle notti passate invece tra edifici abbandonati e giacigli gettati a terra sotto al cavalcavia, delle rapine ai “clienti”, spintonati a terra e poi privati di contanti e cellulari, ripetendo poi le sue dichiarazioni anche in presenza di un avvocato e senza omettere le sue stesse colpe, segno della buona fede del 19enne.

LE INDAGINI – Stando a quanto ricostruito in questura, il 25enne e i due 19enni erano specializzati in rapporti omosessuali “attivi”, unico tipo di richiesta che accettavano sotto al cavalcavia di via della Pila. Il capobanda accettava solo richieste particolari, il resto del lavoro veniva lasciato ai due ragazzi, da cui poi recuperava l'incasso. Il “pentito” ha anche indicato ai poliziotti il luogo dove venivano nascosti i documenti e la refurtiva delle rapine, restituendo al contempo uno dei due smartphone sottratti nella rapina di luglio.

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