Mestre: le tolgono la libertà e la costringono a prostituirsi, due arresti

La vittima, 20 anni, era stata attirata dalla Romania con la promessa di un lavoro. Invece è stato un incubo: segregata in una stanza dell'ex Umberto I fino alla fuga. Gli aguzzini un uomo e una donna

"Vieni in Italia, farai la badante". Una giovane di 20 anni romena cercava semplicemente un lavoro, un modo per sfamare la propria famiglia. Ha trovato, invece, la perdita di ogni libertà. Clienti che vedevano in lei solo carne da violare. La prostituzione sotto gli occhi dei propri aguzzini. Un incubo iniziato il 29 settembre, quando la donna è arrivata a Mestre per incontrare quelli che avrebbero dovuto essere i suoi "salvatori". Da subito, però, ha capito che lo scenario era diverso da quello descritto. Picchiata da A.P., 42enne con precedenti per reati contro il patrimonio, e tenuta sotto controllo anche da C.D., donna 30enne incensurata. Entrambi romeni.

Le violenze fisiche, il terrorismo psicologico. Nei primi giorni la giovane è stata spogliata di ogni avere. I documenti le sono stati sequestrati per evitare tentativi di fuga e la sua vita è diventata una lunga prigionia in una stanza dell'ex ospedale Umberto I. In un ambiente fatiscente e in condizioni igieniche difficili. Gli unici momenti in cui poteva uscire era per incontrare i clienti, che consumavano i loro rapporti in macchina, nella zona centrale di Mestre, nei pressi dell'ex edificio sanitario. Durante gli approcci veniva sempre controllata a vista, in modo che non tentasse di fuggire.

Questo inferno è durato fino all'11 ottobre. Attraverso annunci su riviste e su internet gli interessati potevano chiamare il numero di cellulare e mettersi d'accordo con C.D., che gestiva gli "appuntamenti". Dopo 13 giorni di prigionia la vittima riesce a scappare, approfittando di un momento in cui entrambi i suoi aguzzini non erano presenti.

 

La corsa verso la stazione di Venezia Mestre e il salto sul primo treno che passa, lontano da quell'orrore. Scesa in una stazione veneta (non del Veneziano) la giovane avvicina una connazionale, spiegandole quello che le era accaduto. Viene informata la polizia locale, che a sua volta contatta l'ufficio protezione sociale del Comune di Venezia e i carabinieri. La 20enne è comunque sotto shock: non riesce a ricordare dove era tenuta prigioniera. Ma comunque attraverso appostamenti e sopralluoghi fornisce elementi importanti per i carabinieri, che, dopo aver seguito per giorni i due aguzzini, decidono per il blitz. C'era il pericolo, infatti, che la coppia scappasse.

 

Lo sgombero dell'area dell'ex Umberto I di qualche giorno fa, infatti, aveva come scopo, oltre che ripulire la zona per future bonifiche, anche l'arresto di A.P. e C.D., che ora dovranno rispondere di sfruttamento della prostituzione. I carabinieri avevano contestato anche la riduzione in schiavitù, ma il gip è stato di un parere diverso rispetto ai militari. Nella stanza dove si trovavano sono stati trovati i documenti della giovane vittima, nascosti sotto a un materasso, e due coltelli usati per minacciare la donna, ora seguita dai servizi sociali.

 

IL COMMENTO DEL VICESINDACO SIMIONATO - "Come sospettavamo, nell'area dell'ex ospedale di Mestre, hanno trovato rifugio non solo alcuni disperati in cerca di un riparo temporaneo dove passare la notte ma anche veri e propri delinquenti - ha commentato l'assessore alle Politiche sociali Sandro Simionato - Fa piacere che nel lavoro compiuto dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri, che ha consentito di mettere le mani su due romeni accusati di sfruttamento della prostituzione, ci sia la collaborazione degli operatori e dei mediatori del nostro Servizio Protezione Sociale e Umanitaria. Voglio solo evidenziare la grande sensibilità con la quale i Carabinieri sono intervenuti presso l'ex ospedale, distinguendo tra gente disperata e quella dedita a compiere atti criminali".

 

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