Protesta al carcere maschile di Venezia, due ore di tensione

È durata dalle 20.30 alle 22.30 circa, domenica sera. Iniziata altrove, la mobilitazione che ha causato incidenti anche a Foggia e Modena, ha preso piede nella casa di reclusione lagunare. Inferriate e stoviglie battute

Santa Maria Maggiore, carcere di Venezia: archivio

Una situazione già pesante per via dell'affollamento, quella del carcere maschile veneziano di Santa Maria Maggiore. Domenica sera si è rinfocolata la tensione, verso le 20.30, con una protesta durata circa due ore a suon di coperchi, pentole e inferriate delle celle battute dalle persone recluse, in un fragore misto a invocazioni di indulto e amnistia. La notizia dell'aggravarsi della situazione di emergenza per via del coronavirus, e ancora di più del divieto di ricevere le visite di parenti e famigliari a tutela della stessa incolumità dei detenuti, ha scatenato pesanti proteste in varie altre città: a Foggia sono evasi carcerati, devastate la case circondariali di Modena e Frosinone, persone ferite, agenti presi in ostaggio e poi rilasciati, danni ingenti alle strutture carcerarie.

«Una condizione - ha scritto l'onorevole Nicola Pellicani - che sta diventando esplosiva in tutta Italia e anche a Venezia. L'allarme e la preoccupazione possono portare all'esasperazione. Ho parlato con Immacolata Mannarella, direttrice del carcere di Santa Maria Maggiore. Il tema di un nuovo indulto non può essere ulteriormente rinviato». Ad oggi nella casa di reclusione veneziana ci sono 268 detenuti su 159 posti. Le celle sono sovraffollate - continua Pellicani - è impossibile rispettare i protocolli di sicurezza previsti dal governo».

Più tranquilla, compatibilmente con la condizione che stiamo attraversando, la situazione al carcere femminile della Giudecca, in quanto, «come riferito dalla direttrice Antonella Reale - scrive l'onorevole del Pd - il numero di detenute è minore rispetto alla capienza (88 detenute su 115 posti disponibili, e 5 bambini all'Icam)». All'esterno delle due carceri sono state montate delle tende, operative da martedì, per fare il triage a chi entra nelle strutture. La casa di reclusione di Venezia, già dalla settimana scorsa, ha sospeso i colloqui con i familiari e aumentato la possibilità di fare telefonate: 6 chiamate a settimana anziché una, più una videochiamata via Skype. Sono in corso incontri informativi con i responsabili sanitari. 

«Di fronte all’emergenza coronavirus e alla protesta che sta avvenendo nelle carceri italiane popolate da oltre 60 mila persone in spazi che possono contenere 47 mila - scrive l'associazione Voci di dentro - questi dovrebbero essere i provvedimenti : 1) scarcerazione e invio ai domiciliari di anziani, malati gravi terminali, persone con disfunzioni cardiache o affetti da Aids e epatiti; 2) indulto per tutti i detenuti con pene inferiori ai tre anni: 8.682 persone che hanno da scontare ancora un periodo inferiore a un anno, 8.144 con un residuo di pena di due anni e 6.171 persone tra i 2 e i 3 anni; 3) scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti; 4) blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena; 5) provvedimenti di detenzione domiciliare, 6) affidamento ai servizi sociali del maggior numero di detenuti».

«Le rivolte che stanno scoppiando negli istituti penitenziari, affiancandosi all’emergenza dovuta alla diffusione del Covid19, stanno mettendo in luce, ancor di più, gli effetti a dir poco scellerati di anni e anni di tagli e mancate assunzioni per il settore della sicurezza. Conosciamo bene le condizioni in cui si trovano a operare i colleghi della Polizia penitenziaria, cui siamo vicini in ogni senso. Ma sarebbe sciocco nascondere l’affanno in cui tutti ci troviamo, facendo letteralmente miracoli per coprire mille servizi, emergenziali e ordinari, che gli operatori garantiscono grazie alla loro abnegazione e spirito di sacrificio, virus o non virus», commenta infine Valter Mazzetti, segretario del sindacato Fsp della polizia di Stato.

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