Migranti, «Diritti e dignità come persone». Protesta in questura a Marghera

Sabato alle 11 all'ufficio stranieri di via Nicolodi il presidio di Caracol, «contro un provvedimento che regolarizza solo in quanto funzionali al lavoro generando ingiustizie e ricatti»

Migranti alla questura di Marghera (archivio)

Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti del governo Conte bis, per coloro che sabato 20 giugno hanno deciso di protestare alle 11 davanti alla questura di via Nicolodi a Marghera, non va. Promettono di essere centiaia. Sono rimasti tagliati fuori, «da una disposizione che a oggi ha portato scarsi risultati». E vogliono incontrare le istituzioni. A informare della protesta è la cooperativa Caracol che lavora con gli stranieri nel Veneziano.

«Sanatoria subito #WeCantBreathe #Siamoqui». Il primo giugno, spiegano, ha preso il via la procedura di regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio nazionale. «A una prima lettura del decreto legge avevamo espresso un parere negativo - scrivono - Dopo giorni di sportelli informativi e di osservatorio sulle procedure, possiamo dire che le norme approvate sono un inganno. Lasceranno migliaia di persone senza permesso di soggiorno e senza diritti, produrranno discriminazioni, indurranno i migranti che hanno già un posto di lavoro ad abbandonarlo con il miraggio di regolarizzarsi nei limitati settori economici previsti dal decreto».

Il governo ha stabilito di regolarizzare in ambiti specifici dell'economia, l'agricoltura in particolare. Così previene abusi gravi come il caporalato nelle campagne. Poi altre categorie a catena hanno chiesto lo stretto trattamento: badanti, lavoratori del turismo e del commercio, come è accaduto qualche settimana fa con i lavoratori di nazionalità bengalese in piazza a Mestre.

«Invece di affrontare il problema nella sua interezza e dal punto di vista dei diritti e delle garanzie, ha deciso di muoversi solo per provare a soddisfare le immediate esigenze del sistema economico e produttivo», commenta Caracol. E nel settore agricolo, «si assisterà a un incremento dei ricatti nei confronti dei braccianti» perché anche la possibilità di avere un permesso di soggiorno diverrà merce di scambio ad alto valore aggiunto, come prevedibile. «Fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 abbiamo sostenuto l’urgenza dell’invisibilità di chi è costretto a vivere senza alcuna prospettiva se non quella dello sfruttamento schiavistico, dei ricatti, della privazione della libertà per il solo fatto di non avere i documenti in regola. Vengono volutamente mantenute nell’incertezza parti della normativa confuse e ambigue», denuncia la cooperativa.

Il 20 giugno, giornata internazionale del rifugiato una riflessione non si può ignorare. Le migliaia di cittadini presenti in Italia, che lavorano da anni in diversi settori e che ancora sono impegnati nell’iter legale tra commissioni e tribunali, avrebbero potuto finalmente avere l’occasione di regolarizzare la loro posizione. «Saremo inoltre presenti con una delegazione a Roma (proprio nei giorni in cui la Camera discuterà la conversione del decreto in legge) in presidio a Montecitorio venerdì 26 giugno. Vogliamo che la possibilità di regolarizzarsi sia gratuita, estesa a tutti i settori lavorativi e prolungata oltre il 15 luglio e che i titolari di un permesso precario (come i richiedenti asilo), occupati o in cerca di lavoro, abbiano un permesso di soggiorno di almeno un anno, rinnovabile e convertibile in altro titolo, che veda come unico requisito la presenza in Italia.

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