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Le proteste dei lavoratori (twitter)

Le proteste dei lavoratori (twitter)

"Salvate i lavoratori delle Province", proteste davanti alla Regione

Martedì tavolo sul riordino istituzionale a palazzo Balbi. I dipendenti di Ca' Coner fanno sentire la propria voce: "Modifiche subito alla legge"

Giornata cruciale per il futuro della Provincia di Venezia, dopo che lunedì è stato nominato il suo commissario, il 46enne Cesare Castelli. A Palazzo Balbi, infatti, sede della Giunta regionale, è stato convocato un tavolo sul "riordino istituzionale". Presenti, oltre ai sindacati, l'assessore regionale agli Enti locali Roberto Ciambetti, il responsabile dell'Unione delle Province Venete Leonardo Muraro e la presidente dell'Anci Veneto Maria Rosa Pavanello. La speranza dei dipendenti di Ca' Corner è che si faccia finalmente chiarezza sul loro futuro, in vista della nascita della città metropolitana. Dove finiranno? A chi andranno competenze e funzioni tra i vari enti locali? Domande finora senza risposta, oggetto di una calda assemblea anche la scorsa settimana. Per far sentire la propria voce, dunque, i sindacati della funzione pubblica si sono presentati davanti a palazzo Balbi assieme ai lavoratori di tutte e sette le Province venete.

Da mezzogiorno in poi bandiere e slogan per chiedere non solo chiarezza, ma anche tempi brevi. "La mancanza di una legge che ridefinisca funzioni, dotazioni organiche e competenze a fronte della legge Delrio, getta un’ombra pesantissima sul futuro di oltre mille dipendenti - dichiara la Cgil - Limitarsi a presentare ricorsi (dai tempi biblici e dagli esiti incerti) al provvedimento governativo come ha fatto il Veneto non contribuisce a trovare una soluzione al problema".  

Sindacati al tavolo di palazzo Balbi, dunque, oltre che all'esterno: "Ci aspettiamo - dichiarano Daniele Giordano, segretario generale Fp Cgil Veneto, Marj Parlato, segretario generale Fp Cisl e D’Emanuele Scarparo, segretario generale Uil Fpl - che la Regione apra un vero confronto con noi. Il riordino operato dal Governo si sta traducendo infatti solo in meno servizi, meno occupazione e possibile aumento delle tasse". Dunque i rappresentanti dei lavoratori plaudono alla scelta della Giunta regionale di presentare ricorso alla Corte costituzionale contro i provvedimenti adottati dal Governo, anche se sottolineano come si tratti di "un'azione tardiva", ma in più chiedono modifiche alla proposta di "riordino istituzionale" inviata al Consiglio regionale: "E' una proposta di legge regionale che semmplicemente conferma la situazione precedente alle scelte del Governo - affermano i sindacalisti - non ci si pone in nessun modo il problema di come salvaguardare le funzioni e i livelli occupazionali dei lavoratori".

Dei 2.883 dipendenti delle sette Province venete, fa sapere la Regione, 1.979 sono i lavoratori impegnati nello svolgimento di attività connesse alle funzioni fondamentali che la legge Delrio attribuisce alle Province, mentre il personale di ruolo adibito a funzioni non fondamentali ammonta a 904 unità, di cui 459 impiegate nei centri per l’impiego. Oltre a questi, dovranno essere considerati i dipendenti delle società partecipate che non sono stati ancora computati precisamente, ma da una prima proiezione si presume siano circa 250.

Preoccupato il responsabile delle Province venete Leonardo Muraro, il quale ha ribadito "la necessita' di avere da parte della Regione una regia con una tempistica realistica e compatibile con i provvedimenti presi dal Governo. Noi ci stiamo muovendo, ad esempio ieri abbiamo deliberato il prepensionamento di 25 dipendenti, cosa che comunque crea un precedente. La nostra attenzione è rivolta però a trovare quanto prima una soluzione sostenibile, che dia risposte ai dipendenti e ai servizi per i cittadini. Mi auguro che entro marzo si riesca a trovare un punto di contatto e una soluzione alla questione. Le Province, ormai è noto, coi recenti provvedimenti del Governo non riusciranno a chiudere i bilanci in positivo e questo danneggerà ulteriormente i servizi svolti quotidianamente. Chiediamo risposte anche perchè ci sono delle criticità, in primis i servizi per i disabili, che vanno risolte a breve", ha ammonito Muraro. Sempre martedì, la delegazione Upi Veneto ha incontrato il presidente del Consiglio regionale e i capigruppo in Regione per discutere dello stesso argomento. "Ci siamo permessi di sollecitare la Regione a decidere entro il 31 marzo - ha aggiunto la presidente di Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello - perché per pagare stipendi e servizi, le Province hanno solo alcuni mesi di autonomia, prima di arrivare al dissesto".

"La prima importante scadenza è quella del 31 marzo, entro la quale, in base alla Legge di Stabilità, le Regioni sono chiamate a individuare il personale che rimarrà assegnato alle Province e alle Città Metropolitane e quello destinato alla mobilità. Il Governo non ci sta certamente rendendo la vita facile – ha sottolineato l’assessore regionale Ciambetti – sia per la farraginosità della norma, sia per i tempi stretti di attuazione delle procedure. Per parte nostra faremo il possibile per rispettare le scadenze, ma rimane comunque irrisolto a oggi il problema della situazione finanziaria delle Province, che possiamo definire tragica, alla quale è legata anche la sorte dei dipendenti di quegli Enti”. 

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