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A pedali contro la Mestre-Orte, tre giorni di proteste in bicicletta

Il comitato "Opzione Zero" scende in campo e, inforcato il sellino, si prepara ad attraversare tutti i 48 Comuni interessati dalla nuova autostrada

Tre giorni in bicicletta da Mestre fino a Orte per dire no alla nuova autostrada che correrà in parallelo alla SS 309 fino a Ravenna, e da qui fino a Cesena e Orte in adeguamento o in variante sulla E-45. È questa l’ultima iniziativa promossa da “Opzione Zero”, storico comitato della Riviera del Brenta che da anni si batte contro il progetto recentemente approvato dal Cipe.

PROTESTA A PEDALI - Attivisti del comitato e di altre associazioni partiranno venerdì 6 dicembre alle 7.15 dal municipio di via Palazzo a Mestre e in 2-3 giorni toccheranno simbolicamente tutti i 48 Comuni che nelle cinque Regioni saranno attraversati dall’opera. La delegazione porterà con se l’appello della Rete Nazionale Stop Orte-Mestre (www.stoporme.org) che raccoglie l’adesione di moltissime organizzazione di carattere locale, regionale e nazionale contrarie alla nuova autostrada. Obiettivo sensibilizzare le amministrazioni comunali, ma anche incontrare i cittadini, le associazioni e i comitati che sui vari territori sono impegnati in questa difficile battaglia. Iniziative per accogliere e accompagnare i ciclisti sono previste a Mira, Codevigo, Cavarzere, Comacchio, Ravenna, Cesena, Perugia, Terni, ma la mobilitazione sta crescendo di giorno in giorno. Il percorso della carovana seguirà in molti tratti il tracciato della nuova autostrada allo scopo di documentare gli impatti dell’opera sui territori.

OPERA CONTESTATA - Lunga 396 chilometri, l’autostrada attraverserà cinque Regioni attaccando territori, campagne e ambienti di pregio come la Riviera del Brenta, il Delta del Po, le Valli di Comacchio, intere vallate dell’Appennino; incalcolabili i danni in termini di consumo di suolo, aumento di frane e alluvioni, inquinamento atmosferico. Ma oltre agli impatti devastanti, contestata è anche l’utilità dell’opera visto che il progetto non prevede la messa in sicurezza della statale Romea e che i flussi di traffico sulla SS 309 e sulla E-45 non giustificano la realizzazione di una infrastruttura da oltre 10 miliardi di euro, un debito che con il “trucco” del Project Financing finirà per pesare sulle tasche dei cittadini. Con investimenti molto più contenuti si potrebbe riqualificare e potenziare la rete stradale esistente risolvendo tutti i problemi di sicurezza e di congestionamento in tempi rapidi e impatti ridotti. Mentre per quanto riguarda le merci si dovrebbe puntare su trasporto marittimo e ferroviario così come indicato dalla Comunità Europea, invece che incentivare ancora una volta la “gomma”.

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