Si inaugura la nuova "moschea": i contestatori protestano a suon di porchetta a San Stino

La cerimonia domenica in località Bivio Triestina. Una quarantina i residenti che hanno posizionato un banchetto di fronte alla sede del centro culturale, che ha tutti i permessi

Foto d'archiivio

Protesta a suon di porchetta a San Stino di Livenza, in località Bivio Triestina, dove domenica mattina è stato inaugurato un centro culturale islamico. Sulla falsariga di quello finito nel mirino dei residenti in via Fogazzaro a Mestre, che dopo 7 anni è stato raggiunto dal divieto di pregare al suo interno. A San Stino, invece, la protesta è scoppiata subito. Fin dal primo giorno. Alcuni rappresentanti del Comitato di Salute Pubblica, un gruppo di cittadini che si batte contro il centro, hanno posizionato un banchetto dall'altra parte della strada e hanno iniziato ad affettare una porchetta. A dividere fedeli da contestatori uomini della Digos, del commissariato di Portogruaro e carabinieri. Tutto si è comunque svolto senza grossi problemi sul fronte dell'ordine pubblico. 

Al taglio del nastro del centro di preghiera, che trova posto in un capannone ristrutturato e ha tutte le necessarie autorizzazioni, c'erano circa duecento musulmani. C'erano anche l'ambasciatore del Marocco, Hassan Abouayoub, e il sindaco del paese, Matteo Cappelletto. Dall'altra parte della strada erano alcune decine i contestatori, che chiedono chiarezza sulla natura della struttura anche attraverso una raccolta firme promossa dalla Lega Nord. 

Il leader religioso della nuova "moschea", Bouchaib Tanji, aveva invitato alla cerimonia tutto il paese: "Noi vogliamo che questo luogo sia aperto a tutti i cittadini che sono interessati a conoscere il mondo e la cultura islamica", ha dichiarato al taglio del nastro. Tra i manifestanti, secondo l'Ansa, qualcuno ha issato una bandiera con il Leone di San Marco. Al vaglio degli uomini della Digos i comportamenti più "accesi" dei manifestanti, per capire se ci siano estremi per eventuali segnalazioni alla magistratura. Nel complesso, però, a parte slogan e qualche urlo, tutto si è svolto in maniera piuttosto tranquilla. 

"Se davvero è un centro culturale, presentino il programma delle attività e parlino in italiano all'interno della struttura. La vera integrazione parte da queste regole essenziali e di buon senso", ha commentato su Facebook il vicepresidente della Regione (leghista) Gianluca Forcolin.

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