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Franceschini accolto da striscioni sulle case. "Navi, la soluzione è l'avamporto al Lido"

Il Gruppo 25 Aprile attacca l'amministrazione e invita il ministro ad abbandonare il progetto Vittorio Emanuele. Non solo. "Zero risposte su residenzialità e flussi turistici"

"Residenti, non comparse": i veneziani accolgono l'arrivo del ministro Franceschini in laguna mettendo in scena una protesta fatta di striscioni e slogan, ma anche di proposte concrete. Perché il timore è che presto a Venezia non ci sarà più posto per gli abitanti. "Dall'insediamento di questa giunta la sola municipalità di Venezia ha perso 1.600 unità", denunciano i comitati, Gruppo 25 Aprile in primis.

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I temi su cui chiedono attenzione sono svariati (ma collegati): residenzialità, turismo, grandi navi. Nel mirino prima di tutto il progetto del canale Vittorio Emanuele per l'arrivo delle navi da crociera alla Marittima, definito insostenibile dal punto di vista ambientale e dispendioso. "La nostra richiesta resta quella di portare le navi fuori dalla laguna - spiegano - Un terminal con avamporto galleggiante alla bocca del Lido (collegato all'isola del Mose) non richiederebbe scavi, sarebbe costruibile in appena un anno e avrebbe un costo inferiore rispetto a qualsiasi altro progetto (130 milioni), oltre a essere modulare e reversibile".

Sempre per i comitati il canale Vittorio Emanuele, invece, "avrebbe bisogno di nuovi scavi per circa 5 milioni di metri cubi di fanghi, portando la profondità da 5-6 metri a 11 e la larghezza da 50 a 120-150, aumentando tra l'altro l'impatto idrodinamico (acque alte) su Venezia". "Non è vero che si agisce in tempi brevi - aggiungono - lo scavo del canale e l'adeguamento con riduzione dell'angolo dell'isola dei Petroli richiederanno diversi anni, oltre a una spesa enorme".

I comitati chiedono anche dei nuovi limiti: dimensioni massime non oltre le 140mila tonnellate, non più di due accosti al giorno delle navi di maggior dimensione, dimezzamento delle attuali velocità per i natanti di connessione interna con Marittima e aeroporto (da 20 a 10 chilometri all'ora nelle aree esterne e da 11 a 5 nel centro città) per contenere il moto ondoso.

"A 10 mesi dalla risoluzione Unesco del 14 luglio scorso - attaccano - il sindaco continua a prendere tempo e cambiare le carte in tavola senza aver dato risposte concrete. Zero risposte sulla perdita continua di residenti, un atto fumoso e privo di efficacia giuridica sui flussi turistici e moto ondoso, una risposta inadeguata al problema delle grandi navi".

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