Protocollo fanghi, forse è la volta buona: potrebbe essere approvato a fine anno

Dopo l'interrogazione dell'onorevole del Pd Nicola Pellicani in Commissione Ambiente alla Camera si è aperta qualche nuova speranza

Canale Malamocco Marghera, archivio

Senza il protocollo fanghi aggiornato, per una caratterizzazione riguardo all'inquinamento (a oggi abbiamo quello del '93), non avanzano gli escavi al Porto, quindi vengono persi traffici, navi e lavoro. Ma senza quel documento non si può aggiornare neanche il piano morfologico, per ricostruire l'ambiente lagunare, dato che quello del Consorzio per il coordinamento delle ricerche sul sistema lagunare è stato respinto dal ministero dell'Ambiente. Per arrivare al protocollo fanghi del resto non si può prescindere dalla Vas (valutazione ambientale strategica). Burocrazia a parte, il question time di giovedì, discusso dall'onorevole del Pd Nicola Pellicani, in Commissione Ambiente alla Camera, ha aperto qualche nuova speranza. «Potrebbe essere approvato entro l'anno», dice Pellicani, ma annuncio analogo era stato fatto qualche mese fa.

Palancole

Arrivare al termine del procedimento, ricorda il parlamentare veneziano, «consente di riutilizzare circa il 90% dei fanghi scavati, per interventi mirati a contrastare il degrado morfologico della laguna. Ci sono circa 1,5 milioni di metri cubi di fanghi da dragare, ma è tutto fermo in attesa di nuove regole e siti per il confinamento dei fanghi tossici». Il canale dei Petroli è un capitolo che entra nella vicenda fanghi. Forse anche perché, come ha ricordato il sindaco Brugnaro qualche giorno fa, alla presentazione del collegamento fra Mestre e la prima zona industriale, oltre al tratto in cui i pensionati vanno a pescare seppioline, tutta la banchina sarebbe pronta per l'attracco di navi.

La cassa di colmata B

Lungo il canale Malamocco Marghera, detto dei Petroli, è in attesa «il progetto della palancolata lunga 1335 metri, con altezza 8,5 metri lungo il margine della cassa di colmata B - ricorda Pellicani -. A oggi oggetto di confronto tra provveditorato alle opere pubbliche e Autorità di Sistema portuale, circa il materiale da utilizzare, con la prima istituzione a premere per l'utilizzo di materiale biologico, e la seconda a sostenere la convenienza del metallo». Il presidente Pino Musolino ha mostrato scetticismo nei confronti dell'utilizzo del legno, «molto costoso e troppo facilmente deperibile», anche se non rigido. Pellicani ha chiesto di sapere se sia intenzione del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, «approvare quanto prima il nuovo protocollo fanghi e la realizzazione delle palancole per mettere in sicurezza la cassa di colmata B e bloccare lo sversamento di veleni in laguna».

Nuova classificazione fanghi

Il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Morassut (Pd), ha risposto ricordando che l'autorità di bacino delle Alpi orientali ha coordinato un gruppo tecnico di lavoro, dando nuove linee guida per la gestione sedimenti della laguna, nel 2017. A oggi risulta messa a punto una nuova metodologia di classificazione secondo tre linee: chimica, tossicologica, e di bio accumulo, e 5 nuove categorie per lo stato di qualità dei sedimenti che consentiranno un più ampio margine del gestione dei fanghi stessi, rispetto al 1993. Il provveditorato alle opere pubbliche ha trasmesso alle amministrazioni le nuove linee guida ritenendo conclusi i lavori. Ministero e Ispra hanno fatto osservazioni al documento. L'iter è ancora in corso.

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