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La Finanza di Venezia scova due "tarocchi d'autore": uno era in mostra nel Bresciano

Nei giorni scorsi le fiamme gialle hanno sequestrato due "croste" attribuite a Basquiat. Una era di proprietà di un gallerista del Padovano, l'altra di un appassionato di Udine

Uno dei mercati illegali più fiorenti, dietro a quello degli stupefacenti e (forse) della prostituzione. A "tirare" in questo senso sono le opere d'arte, utilizzate non solo per intascarsi soldi, ma anche per ripulirli. Questo tipo di compravendite permettono infatti di riciclare soldi sporchi, facendo ruotare un ingente mole di capitali. Si parla di miliardi di euro. E' in questo ambiente che si inscrive l'indagine del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia, che in questi mesi ha messo gli occhi su una possibile filiera del falso che ha portato due opere dell'artista Jean-Michel Basquiat nell'abitazione di un collezionista di Udine e tra le altre opere in esposizione in provincia di Brescia.

Si trattava di una mostra sulla follia. Meglio precisare: le tele non sono autentiche dell'autore (avrebbero un valore di alcuni milioni di euro), bensì dei "tarocchi". Ma documentazione a corredo e produzione avevano evidentemente indotto in inganno l'appassionato friulano e il gallerista residente nella provincia di Padova (ma con galleria in territorio lagunare) che aveva gentilmente prestato l'opera all'esposizione bresciana. I quadri sono stati sequestrati, al termine delle indagini coordinate dalla Procura di Padova. Sono in corso ulteriori accertamenti per risalire via via la piramide del falso, giungendo magari ai materiali esecutori dei "tarocchi". A "incastrare" i falsari le perizie di alcuni esperti d'arte che in Tribunale potranno essere fatte valere nel corso dell'eventuale dibattimento.

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