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"Mi picchiava ogni giorno, mi minacciava di morte. Diceva che era pronto a finire in cella"

Il racconto di una donna che ha denunciato di stalking il suo ex compagno: "Lo faccio per mio figlio". Il 46enne venne arrestato nel febbraio scorso perché col tirapugni fuori da scuola

"Se urlavamo? Può essere. Ma anche no. Perché il più delle volte mi picchiava. Quando abitavamo insieme accadeva ogni giorno". Martedì mattina nella cittadella della giustizia di Venezia una donna ha raccontato il proprio incubo personale: lo stalking, le minacce di morte, l'apprensione per le sorti del proprio figlio. La voglia di allontanarsi da tutto e non sapere come farlo.

Il processo per atti persecutori è in corso. Parte lesa è una giovane mamma veneziana che nel 2009 ha avuto un figlio dal suo ex fidanzato, imputato nel processo. Un 46enne che nel febbraio scorso venne arrestato dalla polizia dopo essersi presentato alla scuola del figlio con un tirapugni, in centro storico. Non avrebbe potuto avvicinarsi all'ex compagna, perché diffidato dal questore: "Ero d'accordo con la preside e con le insegnanti che avrei accompagnato mio figlio un quarto d'ora prima dell'inizio delle lezioni - ha dichiarato lei - e nel tragitto passavo sempre davanti a un negozio di miei amici. Con l'intesa che se non mi avessero visto di ritorno dopo una ventina di minuti avrebbero dovuto lanciare l'allarme. Ne avevo passate troppe".

Quel giorno di febbraio, però, non andò così: "Sono entrata come sempre e sono salita a prendere mio figlio al primo piano della scuola - ha raccontato - nel frattempo l'ho visto dalla finestra. L'ho visto camminare nervosamente in calle. Poi sono stata avvertita da un'altra mamma a conoscenza della vicenda. Era alterato". A quel punto, era il 7 febbraio, sono arrivate le volanti e hanno portato via il 46enne, in cura al Sert. Poi l'arresto.

La storia personale della donna si è caratterizzato per diversi episodi dolorosi: "Quando ho deciso di presentare denuncia? - ha dichiarato la donna a pochi metri dall'ex, con cui non c'è mai stato uno scambio di sguardi - quando nel luglio scorso, durante una telefonata, l'ho sentito minacciarmi con talmente tanta rabbia da avere paura. Mi ha detto 'andrò in carcere, ma ci andrò contento'".

Atti persecutori, secondo l'accusa, che si perpetuavano di anno in anno. Ma c'era quel figlio da tutelare. Ci sono stati i tentativi di riappacificarsi, c'è stata la voglia di concedere un'ultima chance: "Diceva di essere cambiato, di volersi ripulire - ha sottolineato la donna - poi però tornava quello di prima. Finché ho detto basta". La gelosia ha indotto l'uomo a chiedere anche il test del Dna, per essere sicuro della paternità del figlio: "Io non avevo alcun dubbio, ma ho acconsentito - ha concluso la donna - ora voglio tutelarlo. Voglio tenere lontano mio figlio da storie del genere". 

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