Cronaca

Aggredì l'arbitro in campo, portiere costretto a mettersi "nei suoi panni"

Il giovane, quasi ventenne, il 3 marzo scorso strattonò il direttore di gara, rimediando una lunga squalifica. La sua società (Laguna Venezia 2011) ha deciso di mettergli il fischietto in bocca

Il giovane protagonista dei "lavori sportivamente utili"

E' stato costretto a passare dall'altra parte della barricata. Vestendo i panni della stessa persona che qualche mese fa aveva aggredito in campo. Giulio Morosinato, ex giocatore della squadra Juniores della società Laguna Venezia 2011, dopo quell'increscioso evento ha dovuto dirigere le partite dei ragazzini nei tornei primaverili. "Ho capito dove ho sbagliato. L'iniziativa della società mi è servita e d'ora in poi avrò più rispetto dell'arbitro. Ora spero di tornare presto a giocare", ha dichiarato il giovane.

Il giovane, quasi ventenne, si è pentito, ha accettato la squalifica e l’esclusione dalla rosa della squadra Juniores e non si è tirato indietro davanti alla proposta di scontare in maniera insolita, ma formativa, la sua "pena".

Ruolo portiere, il giovane gioca a calcio da quando ne aveva dieci ed è cresciuto nelle giovanili di Alvisiana e Muranese. Il 3 marzo scorso, assieme ad alcuni compagni di squadra, aggredì l’arbitro che dirigeva l’incontro Luparense-Laguna Venezia. Risultato: tre anni di squalifica, pena poi ridotta. Lui, portiere, sostituito nel primo tempo dopo aver parato un rigore, ha reagito in maniera scomposta alzandosi dalla panchina e inveendo contro il direttore di gara e strattonandolo. Dopo l’episodio ha chiesto scusa, ma il referto del direttore di gara è stato impietoso.

Il presidente del club lagunare, nato nel maggio del 2011 dalla fusione di tre storiche società del centro storico quali Alvisiana, Muranese e Serenissima, dopo aver sospeso i giocatori coinvolti nell’episodio avvenuto a San Martino di Lupari, ha deciso che serviva dare un segnale forte perché un episodio del genere non si ripetesse. E ha così deciso di far scontare la squalifica ai suoi giocatori con dei provvedimenti riabilitativi impiegando i ragazzi in quelli che sono stati definiti “lavori sportivamente utili”.

“Quando la società mi ha detto che avrei dovuto arbitrare qualche incontro delle squadre giovanili ho pensato che mi prendessero un po’ in giro – racconta Giulio Morosinato – Però, dopo aver provato questa esperienza, cioè di stare dall’altra parte, ho capito che fischiare quando ce n’è bisogno, gestire le situazioni in campo, non è effettivamente facile e mi sono reso conto che spesso noi giocatori non proviamo nemmeno a capire in quali situazione si trovano gli arbitri quando devono assumere delle decisioni”.

Morosinato è consapevole che a volte ci si comporta così perché "suggerito": "Purtroppo credo che questi episodi siano anche il frutto di cattivi modelli che il calcio di oggi ci offre. Alla televisione e in tanti campi di gioco spesso vediamo situazioni che degenerano, e se i nostri modelli dei professionisti super pagati lo fanno per primi, purtroppo poi può capitare che i giovani li imitino anche in questo, pensando che tanto lo fanno tutti”.

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