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Rapina e arresti, tutto in 15 minuti. Irruzione in casa mentre i banditi si spartiscono il bottino

In manette 5 trasfertisti catanesi e un "basista" veneziano, ex guardia giurata. Presi giovedì dopo un colpo in banca a Chirignago. Si sono complimentati con la polizia: "Siete stati bravi"

Si stavano spartendo il frutto delle loro "fatiche", 81 mila euro appena trafugati dalla Banca di credito cooperativo di Marcon-Venezia, a Chirignago. I poliziotti li hanno sorpresi in casa. Sapevano che potevano essere lì. E i banditi, vedendo entrare gli agenti, si sono complimentati con loro: "Siete stati bravi. Ma non abbiamo fatto male a nessuno". Da tempo la squadra mobile era sulle loro tracce, anche grazie a una segnalazione giunta dalla questura di Firenze.

"Abbiamo tolto dalla piazza dei personaggi pericolosi - commenta il questore Angelo Sanna durante la conferenza stampa di venerdì mattina - Un sodalizio composto da 6 malviventi, cinque trasfertisti dalla provincia di Catania e un basista veneziano. Un segnale forte alla città, facciamo la nostra parte nella difesa del territorio. Proprio all'inizio della stagione natalizia, notoriamente più sensibile dal punto di vista dei furti". L'operazione si è risolta in meno di 15 minuti, dal momento della segnalazione della rapina al blocco dei presunti autori. Tutti italiani gli arrestati, uomini che avevano precedenti penali per altre rapine perpetrate lontano dal proprio territorio. Erano pronti per ripartire e tornare a Catania con il malloppo, ma le forze dell'ordine sono state più veloci di loro.

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L'operazione inizia con la segnalazione della rapina alla sala operativa del 113, verso le 15.30 di giovedì. In 3 entrano nella banca, una quarta persona resta fuori a fare da palo. Immobilizzano gli impiegati e i clienti, un cassiere viene spintonato. Prelevano i contanti dalla cassa, poco più di 80mila euro, poi se ne vanno a bordo di un'auto di piccola cilindrata noleggiata per l'occasione in Sicilia. Le pattuglie di squadra mobile e volanti si portano immediatamente sul posto, i malviventi nel frattempo si sono allontanati. Ma hanno agito a volto scoperto e grazie alle telecamere è possibile riconoscerne i lineamenti.

soldi rapina ok-2

Entrano in gioco gli investigatori del Gamm della squadra mobile (gruppo anticrimine Mestre Marghera), che hanno delle pattuglie in zona. Sapevano già, grazie ad informazioni ricevute dai colleghi di Firenze, della presenza di un gruppo di trasfertisti sul territorio. E sapevano anche quale poteva essere il loro covo, nell'abitazione di un veneziano a Zelarino: si tratta di N.B., incensurato, 41 anni, ex guardia giurata (in possesso di un'arma da fuoco regolarmente detenuta, che poi gli verrà sequestrata). Davanti a casa sua viene vista arrivare la stessa auto segnalata dai testimoni sul luogo della rapina.

Quindi l'irruzione. Dentro ci sono i 6 personaggi (due di loro non avevano partecipato direttamente alla rapina, il basista e un catanese). Sono intenti a contare i soldi, le mazzette hanno le fascette della banca. Le loro fisionomie corrispondono con quelle delle persone riprese dalle telecamere, e tre di loro hanno della colla sulle mani, utilizzata per non lasciare impronte. Oltre che per il padrone di casa, le manette scattano per D.M. (23 anni), D.A. (43 anni), O.M. (36 anni), G.A. (24 anni, unico incensurato), A.A. (21 anni), tutti catanesi. A quest'ultimo viene anche notificato un ordine di carcerazione a 2 anni e 4 mesi di reclusione per reati contro il patrimonio compiuti in passato, quando era minorenne. Tre di loro appartengono allo stesso nucleo familiare, padre (il palo, più volte visto a Zelarino negli ultimi mesi) e due figli. Tutti e sei vengono arrestati per rapina aggravata in concorso e subito portati nelle carceri di Santa Maria Maggiore a Venezia e Santa Bona a Treviso. Le indagini continuano per stabilire se il sodalizio possa essersi macchiato di altri colpi simili nel recente passato, sfruttando le informazioni in possesso dell'ex guardia giurata. È il caso di un colpo molto simile perpetrato alla filiale Carige di via Bissuola: anche lì banditi a volto scoperto, accento meridionale e nessuna arma. Gli approfondimenti sono in corso.

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