Cronaca San Marco / Piazza San Marco

Un giornale per bloccare le porte di sicurezza, poi il revolver contro i dipendenti

Questo il modus operandi della banda estone responsabile, tra gli altri, del tentato colpo in gioielleria a San Marco del marzo 2017. Nell'occasione avevano utilizzato bombe fumogene per distrarre turisti e forze dell'ordine

Il capo manteneva un profilo basso, ma nella circostanza si era sostituito a un membro della banda, sorpreso il giorno prima a Orsago (Treviso) in possesso di fumogeni e una cartina in cui aveva cerchiato piazza San Marco; di fatto era compromesso. Il secondo leader era abile a non lasciare alcuna traccia, aveva scelto la Finlandia come luogo sicuro e si spostava all'occorrenza con mezzi di fortuna, senza lasciare alcun tipo di traccia. Sono loro le menti del sodalizio estone, composto da 7 persone, che il 17 marzo 2017 ha cercato di rapinare la gioielleria, ora chiusa, a fianco del Caffè Quadri in Piazza San Marco.

Come agivano i rapinatori

Il colpo era stato organizzato in grande stile, con due bombe fumogene piazzate rispettivamente vicino al campanile e in calle del Cappello: la prima per distrarre la folla, la seconda per assicurarsi la fuga. I banditi erano ben organizzati e specializzati in rapine a gioiellerie di lusso. Avevano colpito due volte a Bastia (Francia) e una volta a Innsbruck (Austria), dove in tre erano stati arrestati in flagranza di reato a seguito di una sparatoria. Solo a Venezia avevano utilizzato il fumogeno, ma il modus operandi era sempre il medesimo. Entravano in due all'interno del negozio di turno, vestiti eleganti e presentandosi come clienti facoltosi; uno dei due bloccava la porta di sicurezza con la copia di un giornale, mentre l'altro minacciava i dipendenti impugnando un revolver. Le similitudini tra le varie rapine hanno portato alla collaborazione tra carabinieri di Venezia e forze dell'ordine europee, coordinati dall'Europol, dopo che le indagini erano state archiviate perché giunte a un binario morto.

Nella fattispecie, a Venezia avevano preso parte all'organizzazione in cinque: due in veste di rapinatori, altri due avevano posizionato i fumogeni e l'ultimo faceva staffetta in Riva degli Schiavoni, pronto a ricevere il bottino a colpo ultimato e scappare. Il compito finale, quello meno compromettente, era solitamente di competenza del capo banda, che nell'occasione si era visto costretto a sostituire il "collaboratore improvvido" che aveva a sua volta assunto il suo ruolo. Tutto era successo nell'arco di pochi secondi, poco più 30: i banditi entrano in gioielleria alle 13.05 e 55 secondi, il secondo fumogeno viene acceso alle 13.06 e 21 secondi, e poco dopo, alle 13.06 e 26 secondi i rapinatori fuggono a mani vuote.

Uno degli elementi chiave per l'indagine, sponda italiana, è stata un'automobile con targa estone, già segnalata da alcuni cittadini di Marcon, multata qualche giorno prima della rapina veneziana a Punta Sabbioni e utilizzata dai banditi per spostarsi tra Italia e Francia. La riapertura delle indagini da parte del gip lagunare e il confronto delle immagini di videosorveglianza delle varie gioiellerie hanno permesso di individuare il 22enne che in tutti i tentativi di rapina aveva il ruolo di intimorire i dipendenti pistola alla mano. Arrestato nel corso del colpo in Austria (quello della sparatoria) alla pari di altri due "colleghi", ha fornito successivamente indizi utili per risalire agli altri membri e in particolare a uno dei leader carismatici del gruppo, rintracciato dalla polizia estone in Finlandia. Un 54enne con formazione paramilitare responsabile di centinaia di colpi, già condannato per l'omicidio di una persona. All'interno della sua abitazione, due settimane fa, i militari hanno trovato elementi per ulteriori approfondimenti d'indagine.

Gli arresti, coordinati tra le varie procure, hanno avuto luogo con "action day" mirati tra Estonia e Finlandia. Al termine dell'attività investigativa sono stati eseguiti otto provvedimenti cautelari, tra arresti e denunce. Un componente della banda, quello che piazzò il fumogeno a lato del campanile di San Marco, non è stato ancora rintracciato.

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