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Rapinò e sequestrò gioiellieri e clienti a Portogruaro nel 2009, in manette

Il colpo il 4 novembre 2009 alla gioielleria "Sottil". Il bottino fu di 250mila euro. I.G., 49enne di nazionalità romena, è stato arrestato nel suo paese natale. Già presi i cinque complici italiani

Un colpo da professionisti, che fece molto clamore a Portogruaro. Un bottino roboante da 250mila euro svaligiando una delle gioiellerie più famose della città, la "Sottil". Uno dopo l'altro, però, i protagonisti della rapina dello scorso 4 novembre 2009 sono finiti in manette. Almeno i componenti italiani della batteria. Ora, a distanza di tre anni, arriva un nuovo arresto.

I.G., 49enne di nazionalità romena, è stato fermato nel suo paese natale. Secondo gli inquirenti anche lui faceva parte della batteria che assaltò l'esercizio sequestrando all'interno il titolare, la moglie, il figlio e un cliente. I malcapitati vennero legati mani e piedi con delle fascette e rinchiusi nel laboratorio mentre i banditi avevano via libera per fare mambassa. Anzi, il 49enne sarebbe stato proprio colui che teneva sotto tiro i presenti con una pistola, intimando loro di non lasciarsi andare a gesti inconsulti.

Il tutto era stato studiato nei minimi particolari, tanto che due componenti della banda si erano seduti ai tavolini di un bar antistante la gioielleria con degli auricolari. Pronti a "coprire le spalle" ai complici. Poi gli arresti, avvenuti a poco più di un mese di distanza, il 14 dicembre 2009. Finirono in cella tutti i cinque autori italiani. A incastrarli fu E.G., 25enne leccese, che decise di collaborare con gli inquirenti. A quel punto venne emessa anche un'ordinanza di custodia cautelare a carico di I.G., che dopo il colpo se n'era tornato in Romania. I carabinieri del comando provinciale di Venezia, grazie alla collaborazione del collaterale organo di polizia romeno, sono riusciti a rintracciarlo nel distretto di Timis. A giorni l'estradizione dell'arrestato in Italia.

I.G. venne reclutato per la rapina da C.V., 58enne, considerato una delle menti del piano. Colui che aveva scelto come obiettivo la gioielleria, fatto i sopralluoghi e pianificato le modalità esecutive. I due si conobbero in un carcere svizzero. Evidentemente i loro contatti continuarono anche dopo il loro periodo di reclusione.

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