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Rapina in gioielleria a Stra, titolare legato e minacciato con la pistola

L'assalto verso mezzogiorno di sabato nell'esercizio di Gianni Simionato: "Si sono portati via tutto, sono rovinato". Tre i criminali in azione

"Mi hanno portato via tutto. Tutta la mia vita". Gianni Simionato ha il tono rassegnato di chi ancora una volta si è trovato di fronte a un incubo che mai avrebbe voluto rivivere. Invece anche sabato è dovuto rimanere in balia di rapinatori senza scrupoli che hanno messo nel mirino la sua gioielleria di via Mazzini a Stra, aperta nel 1962. "Non ho più nulla, sono rovinato", spiega il titolare.

Le tre precedenti disavventure l'avevano indotto a stracciare il contratto con l'assicurazione, ora si ritrova senza nulla. "Sono dei professionisti, si sono portati via anche il materiale in riparazione". Un quarto d'ora di terrore, che ha permesso ai criminali armati di pistola di impossessarsi di tutti i gioielli e i preziosi in esposizione. Per un valore ancora da quantificare, ma di sicuro molto ingente. I banditi sono entrati in azione verso mezzogiorno, quando il titolare stava per apprestarsi a chiudere per la pausa pranzo: "E' il momento in cui smonto le vetrine - racconta - mi hanno legato mani e piedi a terra e minacciato con la pistola".

Si tratta di un colpo studiato nei minimi particolari: un mese prima infatti gli stessi delinquenti, che hanno agito a volto scoperto, si erano presentati nell'esercizio chiedendo di controllare della merce in esposizione. Dopodiché avevano lasciato un acconto con la promessa di tornare a ritirare i preziosi prescelti in un secondo momento, consegnando il denaro mancante. In verità invece quello era un sopralluogo che sarebbe servito poi per perpetrare la rapina vera e propria sabato mattina.

"Sono dei professionisti - racconta Simionato - avevano accento meridionale e si sono mossi veloci". I tre una volta entrati nel negozio hanno estratto almeno una pistola per poi tirare fuori anche le corde. Il titolare di ritorno dal retro si trovato l'arma puntata alla testa, costretto a stendersi sul pavimento, pancia in giù. Mani e piedi legati. Quindi gli intrusi hanno iniziato a impossessarsi dei gioielli, finché non è scattato l'allarme: "Hanno sbagliato qualcosa - sottolinea il derubato - si sono subito presi il telecomando dell'allarme che avevo nella tasca dei pantaloni. Dopo circa un quarto d'ora però è scattato". Inevitabile la fuga, lasciando sul posto l'arma, su cui ora si concentrano gli accertamenti dei carabinieri. Sul posto sia la scientifica, sia i militari del nucleo investigativo di Venezia, oltre che i colleghi della stazione locale e della compagnia di Chioggia.

A lanciare l'allarme è stato lo stesso Simionato, che ha chiamato il 112 trascinandosi fino al telegono. Oltre che la sirena del sistema anti intrusione. Ma i delinquenti erano già lontani con il bottino, scappati a piedi con ogni probabilità verso l'auto di un complice che aspettava poco distante. Magari facendo da palo. Non ci sarebbero però elementi utili su possibili direttrici di fuga o su auto sospette. O almeno il proprietario della gioielleria non è stato in grado di fornirli. Si spera nelle telecamere di videosorveglianza dell'esercizio, i cui filmati sono già in possesso dei militari dell'Arma. Il registratore era stato asportato dai delinquenti, poi è stato ritrovato nel giardino di una villa vicino.

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