Nel telefono i selfie in cui mostra soldi e pistola: il rapinatore per ora resta in carcere

Il 23enne aveva messo a segno due colpi pesanti a Jesolo minacciando i proprietari con l'arma. Era anche nella banda dedita a furti nei chioschi. Indizi inequivocabili contro di lui

Due rapine a mano armata, ricettazione e furto. E il "vizietto" di documentare il tutto con selfie che sono stati trovati nel suo cellulare. Resta in carcere G.F., albanese di 23 anni sottoposto a fermo indiziato di delitto per una serie di reati compiuti nell'area di Jesolo: è stato rintracciato la mattina del 31 luglio, ma i carabinieri erano sulle sue tracce da un po'. Il giovane era già stato fermato in precedenza, nel mese di maggio, sempre dai carabinieri, perché faceva parte di una banda dedita a furti nei chioschi sulla spiaggia: ne avevano svaligiati 6, oltre ad aver commesso altri furti ed essersi resi responsabili di resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione. A carico del 23enne inoltre c'era un ordine del questore di lasciare il territorio nazionale.

Indagini

La svolta investigativa è arrivata dopo la rapina commessa all’hotel Cellini il 25 giugno: in quell'occasione il 23enne è entrato nell'edificio e ha malmenato il figlio del direttore che si trovava alla reception, facendosi consegnare l’incasso di oltre 20mila euro con la minaccia di una pistola. Le telecamere, però, lo hanno inchiodato: era lo stesso dei furti ai chioschi, e anche di un altro episodio avvenuto ad agosto 2017, quando aveva rapinato il ristorante Atmosphera, anch'esso a Jesolo, sempre puntando la pistola contro i proprietari. All'Atmosphera aveva rinchiuso il titolare in una stanza insieme alla moglie e al figlio di 7 anni, prima di scappare con l’incasso di oltre 100mila euro.

Catturato

La mattina del 31 luglio è stato rintracciato a Jesolo lido da una pattuglia del locale commissariato di polizia. Occupava abusivamente una stanza di un hotel dismesso e con sé aveva uno smartphone risultato rubato da un’auto in sosta, sempre a Jesolo, due giorni dopo la rapina in albergo. Nel cellulare erano presenti delle foto che ritraevano il giovane con un cappellino (lo stesso utilizzato per la rapina), selfie in cui “sventolava” le banconote e anche uno scatto in cui aveva una pistola in mano. Stamattina si è svolto al tribunale di Venezia il processo di convalida, conclusosi con il rinvio della decisione del giudice a sabato mattina: nel frattempo il 23enne rimane in carcere. 

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