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Gli arrestati per la rapina a Dolo: "Eravamo nel Veneziano per comprare un'auto usata"

Uno solo dei quattro pugliesi finiti in manette con l'accusa di aver partecipato all'assalto all'oreficeria Ciach ha ammesso tutto davanti al giudice. Gli altri respingono le accuse

“Gli altri non c’entrano niente, sono io il rapinatore della gioielleria di Dolo e la pistola usata è quella per la quale sono stato arrestato due settimane dopo il colpo”. Francesco Andriola, arrestato nei giorni scorsi con l'accusa di aver partecipato alla rapina armata ai danni dell'oreficeria Ciach di via Mazzini in Riviera del Brenta, come riporta BrindisiReport, ha ammesso le sue responsabilità e ha scagionato gli altri tre indagati, Maurizio Cannalire, Luciano Pagano, e Ugo Ugolini, brindisini anche loro. Il colpo venne consumato il pomeriggio del 13 ottobre 2017, con bottino del valore di quasi 50mila euro. Mai trovato.

L’ammissione di colpa

Gli interrogatori dei quattro si sono svolti martedì, per rogatoria, nel carcere di Brindisi, dove sono ristretti Andriola, 39 anni, Pagano, 34 anni e Cannalire, 52 anni, e in quello di Lecce, dove si trova Ugolini, 32 anni. La competenza resta del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia, il quale ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pubblico ministero, sulla base di gravi indizi di colpevolezza costituiti dalle immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza della gioielleria e da alcuni messaggi intercettati.

La rapina (video)

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Andriola 

L’unico ad ammettere l’addebito è stato Andriola, difeso dall’avvocato Vincenzo Lanzillotti, quando ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee di fronte al gip del Tribunale di Brindisi, Stefania de Angelis, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere. Opzione, comunque riconosciuta agli indagati per chiarire la propria posizione. Andriola avrebbe anche precisato di aver usato per la rapina la pistola per la quale venne arrestato il 29 ottobre 2017, vale a dire due settimane dopo il colpo.

Arresto nel Bolognese 

A fermarlo furono gli agenti della polizia stradale di Bologna, all’uscita dal casello autostradale. Andriola stava facendo ritorno a Brindisi. Per la detenzione dell’arma è stato scarcerato dieci giorni fa dal gip del Tribunale di Bologna. L’indagato, sempre in sede di dichiarazioni spontanee, avrebbe precisato che Cannalire e Pagano sarebbero suoi conoscenti da tempo e sapeva che tra la metà e la fine di ottobre avrebbero raggiunto la provincia di Venezia per comprare un’auto da portare a Brindisi.

Gli altri indagati

La versione legata all’acquisto di un auto da un privato è stata presentata al gip del Tribunale di Brindisi anche da Maurizio Cannalire e Luciano Pagano, accusati di concorso morale, per aver fornito “supporto logistico”, stando a quanto è contestato nel provvedimento di custodia cautelare. Cannalire ha affrontato l’interrogatorio per rogatoria alla presenza del suo difensore, Luca Leoci, Pagano è assistito da Elvia Belmonte. I penalisti presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento della misura o, in subordino, l’attenuazione con il riconoscimento dei domiciliari.

Facoltà di non rispondere 

Ugolini ha optato per la facoltà di non rispondere, scelta consegnata ai difensori Cosimo De Leonardis del foro di Brindisi e Giuseppe De Leonardis del foro di Milano. Anche in questo caso i difensori presenteranno ricorso al Riesame. Ugolini, secondo l’accusa, sarebbe stato il secondo rapinatore a entrare nella gioielleria di Dolo, poco dopo l’ingresso di Andriola. Entrambi agirono a volto scoperto.

L’inchiesta

La pista brindisina è stata battuta partendo dall’auto usata, una Fiat Punto di colore blu: i numeri di targa annotati da due ragazzini di 16 anni che hanno tentato anche di rincorrere i banditi hanno permesso di risalire alla proprietà dell’utilitaria, una donna che per un certo periodo di tempo ha avuto una relazione con Andriola.
 

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