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Gioiellerie di Venezia messe "a ferro e fuoco", non c'è più pace in laguna: rapine in serie

L'ultima in ordine di tempo ai danni di Missiaglia, venerdì alle 13. La scorsa settimana era stata la volta di Bastianello. Peggior sorte per Marina Costantini, pestata a sangue

Non c'è pace per i gioiellieri di Venezia, che oramai vivono nel terrore. Continuano a susseguirsi, infatti, i colpi (o tentati tali) dei banditi, che non si fanno alcun tipo di scrupolo ad agire anche alla luce del giorno. E che non hanno problemi ad adottare, se necessario, le maniere forti. L'ultimo episodio di una lunga serie è quello verificatosi venerdì alle 13 nel negozio Missiaglia: i ladri, dopo aver messo nel mirino la gioielleria, sarebbero stati scoperti dai dipendenti, che sono riusciti a chiudere per tempo l'ingresso ai malviventi, prima che potessero fare irruzione. Per garantirsi la fuga (a mani vuote) senza essere scoperti, i ladri hanno utilizzato un fumogeno: un diversivo che per qualche minuto ha tenuto in apprensione chi stava transitando per Piazza San Marco.

L'episodio segue quello dello scorso 10 marzo, solo una settimana fa. A finire nel mirino dei banditi di turno era stato il punto vendita Bastianello, verso le 18.30. In quella circostanza un tentato furto con destrezza si era trasformato ben presto in rapina: il titolare, infatti, si era reso conto di quanto stava occorrendo, e ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote ai malviventi, che hanno cercato di prendere il titolare per il bavero della giacca. Ben presto ne era nata una colluttazione, con i ladri che hanno deciso ben presto di mollare il colpo e fuggire a mani vuote.

Sorte peggiore era invece capitata a Marina Costantini, titolare 53enne di una gioielleria a ruga degli Oresi. Alle 16 dello scorso 27 ottobre, infatti, la donna era finita tra le grinfie di due rapinatori di probabile origine nordafricana. I banditi si erano fatti aprire con l'inganno, poi avevano abbassato la saracinesca per agire con più calma. Avevano messo sottosopra il punto vendita, ricorrendo alle maniere forti: la proprietaria, infatti, era stata letteralmente riempita di botte, e per farla stare zitta i banditi le avevano messo anche dello scotch alla bocca. Oltre ai danni economici, la 53enne ne era uscita sanguinante alla testa, con un trauma cranico e un evidente stato di shock.

Impossibile dire se i banditi che a più riprese hanno messo a ferro e fuoco i gioiellieri lagunari siano sempre gli stessi, fatto sta che la nazionalità dei delinquenti, almeno nelle prime due rapine, pare essere sempre la stessa (nordafricana): gli investigatori, hanno molta "carne al fuoco" per proseguire nelle proprie indagini: i malviventi, in tutte le circostanze, erano infatti riusciti a scappare senza essere identificati.

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