Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Internet più sicuro: la Postale in cattedra per prevenire estorsioni, diffamazione e stalking

Nel 2018 più di 150 i casi trattati nel Veneziano, tra diffamazione, stalking, furto d'identità ed estorsione. Incontri nelle scuole per sensibilizzare l'uso corretto di internet

Al centro, il dirigente del Compartimento di polizia postale per il Veneto Alessandra Belardini

Due casi di stalking trattati, 18 di diffamazione online e 17 di minacce ed estorsioni. Cui si aggiungono 68 furti d'identità digitale, 53 casi di diffusione di materiale pedopornografico e 8 sex extortion. Sono questi i numeri del Compartimento di polizia postale per il Veneto nel 2018, relativamente alla sola area della Città metropolitana di Venezia. È anche in virtù di numeri in crescita e fenomeni preoccupanti legati al mondo spesso incontrollato del web che martedì 5 febbraio, nel Safer Internet Day, la polizia postale, in collaborazione con il ministero dell'Istruzione, ha organizzato workshop e dibattiti sul tema in alcune scuole del Veneto (l'istituto Volta nel Veneziano).

Safer Internet Day

Il Safer Internet Day non è una novità e anche quest'anno ha il compito di fungere da campanello d'allarme, come ha sottolineato la dirigente del compartimento di polizia postale e delle comunicazioni del Veneto, Alessandra Belardini. «Questa giornata - ha spiegato - ci mette in guardia su cosa possiamo fare per far capire ai giovani (ma anche agli adulti) i rischi che si possono evitare nel web con una piccola regola d'ingaggio, che è la riflessione. È una giornata per un internet migliore».

L'adescamento social

La dirigente, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella sede della polizia postale di via Cappelletto a Mestre, ha sottolineato come molti dei reati informatici, al giorno d'oggi, siano perpetrati attraverso Instagram. Mezzi social come Facebook o WhatsApp hanno perso mordente, i giovani fanno largo uso del social per immagini ed è proprio lì che si nascondono i pericoli maggiori. Il problema più grosso, senza dubbio, è quello dell'adescamento di minori. I malintenzionati, con profili fasulli creati "ad hoc", seducono il minore di turno e ne diventano, di fatto, dei confidenti. Dalla chat di Instagram si passa allo scambio di numeri e alla possibile localizzazione della vittima. A questo punto scatta la soggezione psicologica, con veri e proprii ricatti, difficili da gestire per i più giovani: «Se non mi mandi le foto lo dico ai tuoi genitori», «So dove abiti» o ancora «Vengo fuori dalla tua scuola». Dalla foto si passa alla foto spinta o al video, e il ricatto si fa di proporzioni sempre maggiori. «Ad adescare i giovani - ha sottolineato Belardini - sono spesso professionisti, magari laureati o con famiglie, che cercano un momento di "trasgressione"». 

Condivisione e disinformazione

«Il primo comportamento sbagliato dei giovani sui social - ha spiegato Belardini - è il fenomeno della condivisione. Foto personali, del primo bacio, delle prime esperienze sono condivise senza ragionare». Spesso si tratta di foto condivise con amici stretti, che a loro volta le condividono nella propria cerchia, via via sempre più larga. Una foto che dovrebbe sostare in un raggio breve, diviene così di pubblico dominio. Una condivisione sbagliata che è tra le prime cause di cyberbullismo e disagio psicologico. «Il primo comportamento sbagliato degli adulti sui social - invece - ha concluso la diregente del Compartimento - è la disinformazione. Sono molte le cose che potremmo fare in sicurezza online, ma che nei fatti, non facciamo».

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