Il regista veneziano Riccardo Biadene al cinema Rossini e al teatro La Fenice

Il regista veneziano Riccardo Biadene, dopo l’anteprima nazionale al Biografilm Festival edizione 2017 del suo documentario Biadene, “Alain Daniélou. Il labirinto di una vita”, dedicato alla figura emblematica di Daniélou e alla straordinaria vita dell’uomo che ha portato l’India in Occidente, arriva a Venezia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo:

IL REGISTA VENEZIANO RICCARDO BIADENE con il suo DOCUMENTARIO SU ALAIN DANIÈLOU-L'UOMO CHE PORTO' L'INDIA IN OCCIDENTE AL CINEMA ROSSINI- e CON un concerto di Musica Indiana alla Fenice a e Venezia 1 e 2 LUGLIO

Il regista veneziano Riccardo Biadene, dopo l’anteprima nazionale al Biografilm Festival edizione 2017 del suo documentario Biadene, “Alain Daniélou. Il labirinto di una vita”, dedicato alla figura emblematica di Daniélou e alla straordinaria vita dell’uomo che ha portato l’India in Occidente, arriva a Venezia. Il 01 luglio sarà al cinema Rossini di Venezia, dove il documentario sarà presentato al pubblico a partire dalle 20.

La pellicola racconta l’avventuroso viaggio musicale, esistenziale e spirituale che Alain – bretone d’origine, figlio di un ministro socialista e con un fratello cardinale, amico di A. Gide e J. Cocteau – intraprende dal 1932, con il compagno fotografo svizzero Raymond Burnier, alla volta dell’India, lasciando un Occidente che non lo soddisfa. Il racconto parte dalla Bretagna e accompagna lo spettatore in India (Shantiniketan, Varanasi, Chennai, Pondicherry...), a Berlino, Venezia, e Roma, seguendo la storia del francese Daniélou, indologo e musicologo che ha vissuto, soprattutto in India, tra gli anni ‘30 e ‘60 del ‘900. A Benares (ora Varanasi), Daniélou, insieme a Burnier, abita per 15 anni nel palazzo di Rewa, sulle rive del Gange, dove incontra fra gli altri, Eleanor Roosvelt o Roberto Rossellini. Qui Daniélou si dedica allo studio del sanscrito, viene iniziato all’induismo, e studia la musica classica indiana e la Veena a livello professionale.

È a quegli anni che si deve la stesura di diversi libri sulla filosofia indù, lo shivaismo e i testi vedici. Dal 1950 è curatore della prima collana di world music classica per l’UNESCO. Nel 1963, di ritorno in Europa, fonda e dirige l’Istituto Internazionale di Studi per la Musica Tradizionale (IITM) a Berlino, e in seguito crea a Venezia l’Istituto Internazionale per gli studi di musica comparata, affinché la musica orientale abbia importanza paritaria rispetto a quella occidentale, e dove tale studio è mantenuto vivo oggi dalla Fondazione Giorgio Cini. E, proprio per raccontare il periodo in cui visse in Laguna il regista è tornato, nella sua città natale, per effettuare parte delle riprese del documentario, sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Gli ultimi anni di vita, Alain Daniélou, li trascorre tra Roma, Losanna, Berlino e Parigi, con una certa preferenza per la villa sulle colline di Zagarolo, un paesino vicino a Roma. Musica, danza, religione, tradizione e modernità, scultura e filosofia vengono esplorati in questo documentario attraverso le parole dello stesso Daniélou, tratte dall’autobiografia “La via del labirinto”.

Il regista, classe 1973, che agli inizi della carriera cinematografica co-diresse “Come un uomo sulla terra” con Andrea Segre e che è anche il direttore artistico del SummerMela, festival di arte e cultura indiana, che si tiene a giugno ogni anno a Roma, ha organizzato anche un altro evento legato alla musica indiana, che lo vedrà con la sua casa di produzione, Kama Productions, portare il 2 luglio, alle 20, al Teatro la Fenice, un trio di musicisti per il concerto Colours of Drhupad Si tratta del Maestro dello stile classico dhrupad Bahauddin Dagar (rudra veena), assieme a Pelva Naik (voce) e Sudarshan Chana (jori). Il concerto è un evento speciale del Summer Mela, festival dedicato alla musica e alla cultura indiana, che ogni anno si svolge a Roma, e che Biadene cura come direttore artistico."

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