Pellicani sulla gestione Mose: «Consulenze che non hanno portato a niente»

Relazione di 5 anni di commissariamento Cvn: «Arrivati solo i dati del 2019». Dimesso Nunziata, «per contrasti con gli altri 2 commissari. Questa fase va conclusa. Ripristinare il Magistrato alle Acque»

Mose, archivio

«Più di 2 milioni all'anno di consulenze». Questo il dato emerso dalla relazione sugli ultimi 5 anni di commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, chiesta e ottenuta dal deputato del Partito Democratico Nicola Pellicani, che ha ricevuto però informazioni: «illustrate in modo disordinato, incomplete, all'interno di un rendiconto in molte parti omissivo», scrive.

In questo contesto di emergenza, sottolinea Pellicani, si sono aggiunte anche le dimissioni del commissario Vincenzo Nunziata, nominato da poco e che già un mese fa aveva annunciato di voler lasciare l'incarico per contrasti con gli altri due commissari del Consorzio Venezia Nuova (Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola). «Un gesto che alimenta confusione e disorientamento in una fase di emergenza che sta sconvolgendo l'intero Paese».

Nel 2019, in base alla lettura dell'onorevole Pellicani, ci sono state consulenze per circa 2 milioni (1.929.073, di cui 252.908 per cause e ricorsi). «Volendo aggiungere le quote non fornite in carico a Comar (controllata del Consorzio) e il compenso di 240 mila euro per ciascuno dei tre amministratori straordinari, in tutto siamo sui 3 milioni». Il punto è che la relazione si ferma al 2019. «Mancano - scrive Pellicani - i dettagli sui compensi delle consulenze cessate negli anni 2015, 2016, 2017 e 2018. Perché? La richiesta avanzata in Commissione alla Camera era stata molto chiara nel richiedere tutte le annualità», dice il deputato veneziano.

Tutto è partito nell’audizione dello scorso 14 febbraio con il commissario al Mose Elisabetta Spitz e il provveditore alle Opere Pubbliche Cinzia Zincone, in Commissione Ambiente alla Camera, dove era emerso l’obiettivo di aggiungere elementi di trasparenza nella vicenda Mose, in vista dell’esame della nuova Legge Speciale, «al fine di ottenere quante più risorse possibili per la città. I veneziani e tutti i cittadini italiani - continua Pellicani - devono sapere come vengono spesi i soldi, cosa è stato fatto in 5 anni di commissariamento». La relazione, firmata da Ossola, non da Nunziata (ora dimissionario) e condivisa da Fiengo - dice Pellicani - non aiuta molto a comprendere, in quanto è tutta tesa a difendere l’operato del Consorzio».

In questa relazione costruita sulle consulenze e il confronto, prima e dopo lo scandalo, si dimostra che c'è stato un risparmio, si dice che rispetto a prima ora si spendono “solo” 2 milioni all’anno. «Il metodo di lavoro non è sostanzialmente cambiato dal passato - afferma Pellicani - . È stata creata una struttura esterna, meno costosa, dentro le regole, per affiancare, e di fatto svuotare di funzioni, il Consorzio e le controllate (Thetis e Comar) che ha finito per sfiduciare i dipendenti. «Non era possibile valorizzare e mettere a frutto risorse e conoscenze interne? - Chiede Pellicani, riferendosi a quanto molte volte era stato chiesto dai sindacati, negli anni scorsi - I commissari sostengono sempre di non avere risorse a sufficienza per pagare gli stipendi dei dipendenti, però hanno ritenuto di affidare consulenze che, «alla resa dei conti, non hanno consentito di conseguire i risultati attesi, tant’è che il governo è dovuto correre ai ripari nominando un supercommissario», spiega il deputato del Pd.

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«A questo punto - conclude - c'è da chiedersi se dopo 5 anni la fase commissariale del Consorzio non sia da ritenersi conclusa, o non sia da limitare. Appena possibile chiederò un’audizione con il prefetto di Roma in Commissione alla Camera, e l'intervento urgente del ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli perché facciano piena luce sull'intera partita Mose. Il documento è l'ennesima conferma dell’urgenza di aggiornare la normativa della Legge Speciale. Serve ripristinare il Magistrato alle Acque. L’importante - conclude - pur in emergenza coronavirus, sarebbe fare presto».

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