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Bandiera tibetana su Rialto: ricorre la repressione cinese del 1959

Il vessillo è stato esposto a Venezia, città che ha consegnato al Dalai Lama la cittadinanza onoraria, per ricordare il massacro compiuto da Pechino con più di 87mila morti

Il 10 marzo 1959 la popolazione tibetana insorse contro l'occupazione militare cinese: la brutale repressione che ne seguì provocò oltre 87mila morti, che si vanno ad aggiungere alle tante altre vittime causate dal brutale genocidio fisico e culturale ancora in atto nel Paese.

LA BANDIERA A RIALTO. Per non dimenticare la situazione ancora critica, sul ponte di Rialto a Venezia è stata issata la bandiera tibetana: un esule la porterà tra i campi e le calli della città. Distruzione dell'ambiente naturale, soppressione della lingua tibetana, discriminazioni e arresti arbitrari, condanne a morte, torture, urbanizzazioni forzate dei nomadi che si sommano al flusso ininterrotto di coloni cinesi sono solo alcuni dei tragici accadimenti in Oriente. Una realtà a cui si aggiungono le autoimmolazioni con il fuoco (143 tibetani quasi tutti morti, qualche giorno fa una donna di 40 anni), il disperato gesto di donare la propria vita per la libertà, di fronte ad un silenzio condizionato dalla grande potenza economica e politica della Cina.


DALAI LAMA. Venezia ha un forte legame con il Dalai Lama, guida spirituale del popolo tibetano e premio Nobel per la pace, tanto che qualche anno fa gli è stata consegnata la cittadinanza onoraria. L’associazione Italia-Tibet per far luce sulla situazione chiede alla nuova amministrazione comunale “gesti concreti di vicinanza e solidarietà verso il popolo tibetano e il suo grido di dolore”.

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