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Restauri ai palazzi sul Canal Grande a Venezia: "Senza progettazione la città muore"

Incontro pubblico mercoledì nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, si focalizza sul nucleo più antico della città lagunare (con fulcro nel ponte di Rialto, già Rivo Alto), dove vi è stata una concentrazione di tre cantieri di restauro come non si vedeva da secoli, conclusi con successo e inaugurati uno dopo l’altro dall’ottobre 2015 al marzo scorso, nonostante la posizione delicata. Ci si domanda se il notevole “saper fare" tecnico accumulato possa essere messo al servizio di un impegno di più ampio respiro: la rifunzionalizzazione del patrimonio pubblico

 

Con una maggiore attenzione agli aspetti economici e urbanistici, questo incontro pubblico mercoledì nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, si focalizza sul nucleo più antico della città lagunare (con fulcro nel ponte di Rialto, già Rivo Alto), dove vi è stata una concentrazione di tre cantieri di restauro come non si vedeva da secoli, conclusi con successo e inaugurati uno dopo l’altro dall’ottobre 2015 al marzo scorso, nonostante la posizione delicata e una logistica costretta in termini di spazio, tempi e costi.

La conclusione dei tre grandi cantieri di restauro dell’area realtina (restauro e conservazione del Ponte di Rialto, restauro conservativo e consolidamento del Palazzo dei Camerlenghi e recupero con rifunzionalizzazione e cambio d’uso del Fondaco dei Tedeschi) introduce al “sistema” architettonico del Canal Grande e in particolare al difficile rapporto tra Venezia e l’architettura (da qui hanno preso spunti alcuni incontri già in precedenza organizzati dall’Ateneo Veneto).

In questo nuovo appuntamento ci si domanda se il notevole “saper fare" tecnico accumulato in questo contesto possa essere messo al servizio di un impegno di più ampio respiro: ossia il restauro e la rifunzionalizzazione del patrimonio pubblico lungo il Canal Grande e in particolare di 34 edifici/palazzi pubblici che vi si affacciano e il cui destino appare tutt’altro che certo. Vi rientrano casi disomogenei, come in fondo è avvenuto nell’area realtina: edifici pubblici inalienabili (alcuni sottoutilizzati, altri abbandonati, altri ancora congruamente utilizzati) insieme a complessi cedibili con possibile ritorno economico da parte del pubblico. Ci si domanda se tutto questo possa essere fatto oggetto di una apposita strategia o se si debba procedere a soluzioni caso per caso. Con il coordinamento di Aldo Norsa (Professore, Università Iuav), dopo la presentazione di Guido Zucconi (Presidente, Ateneo Veneto).

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