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Il "Todaro" tornerà come nuovo grazie alla marmellata: i soldi li mette la Rigoni

Presentato il progetto di restauro della statua che si trova a Palazzo Ducale. L'intervento sarà possibile seguirlo in diretta grazie a internet. Continuano i "mecenatismi" dei privati

Prende il via, grazie alla collaborazione tra Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondaco e alla sensibilità della ditta Rigoni di Asiago che finanzia l’intervento, il delicato restauro della statua originale del Todaro, primo protettore della città, oggi nel cortile dei Senatori all’ingresso di Palazzo Ducale. Presenti alla conferenza stampa di avvio del restauro l'assessore comunale al Turismo, Paola Mar, Mariacristina Gribaudi e Gabriella Belli, rispettivamente presidente e direttore di Muve, l'amministratore delegato di Rigoni di Asiago, Andrea Rigoni, l'amministratore delegato di Lares restauri, Mario Massimo Cherido, e il presidente di Fondaco, Enrico Bressan.

Tra i simboli più rappresentativi dell’area marciana e di tutta Venezia, la statua di San Teodoro - Tòdaro in dialetto - santo bizantino e guerriero raffigurato nell'atto di uccidere un drago, sormonta la colonna occidentale di Piazzetta San Marco da quasi settecento anni, anche se quello attualmente visibile è un calco posizionato nel 1948. “Legame – ha dichiarato l'assessore Mar nel portare i saluti del sindaco Luigi Brugnaro – è la parola chiave che fa da filo conduttore a questa iniziativa. Legame come sinergia tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, uniti dall'amore per Venezia e dalla volontà di preservare e valorizzare lo straordinario patrimonio culturale e artistico della nostra città. La statua stessa del Todaro, nata dall’assemblaggio di parti diverse per provenienze, materiali ed epoche, è l'emblema dei legami che Venezia ha saputo intessere nel tempo e nello spazio e  della sua capacità di intrecciare relazioni commerciali, diplomatiche e culturali. Questo intervento è l'inizio di un percorso virtuoso di sicuro beneficio non solo per la città ma per l'intero Paese".

Il manufatto, come ha spiegato Cherido, è infatti composto da parti differenti: la testa, probabilmente d’epoca costantiniana, è in marmo bianco proveniente dalla Turchia occidentale; il torso apparteneva a una statua loricata di epoca adrianea; lo scudo è in pietra d’Istria; gambe, braccia e drago sono in marmo proconnesio, proveniente dal Mar di Marmara tra il Mar Egeo e il Mar Nero; altre parti sono in marmo pentelico lo stesso scavato vicino ad Atene e usato anche per il Partenone, le armi in metallo sono d’epoca medievale.

Ricordando la recente conclusione dell'intervento di restauro del Leone alato a Palazzo Ducale, sempre grazie alla collaborazione con Fondaco e all’intervento dei privati, Maria Cristina Gribaudi ha ringraziato l'azienda altopianese per l'impegno a favore della città: “La cultura – ha sottolineato la presidente confermando il ruolo fondamentale di imprenditori illuminati come Rigoni - non può fare a meno della fabbrica, né la fabbrica della cultura”.

La conclusione dei lavori è prevista per la primavera del 2017. Tutte le fasi del restauro si potranno seguire in diretta, tramite la piattaforma Skyline Webcams, dai siti di Rigoni di Asiago, Fondazione Muve e di Fondaco. “Un modo accattivante – ha ricordato Bressan – per incuriosire e coinvolgere tutti coloro che vorranno collegarsi da qualsiasi parte del mondo e per valorizzare le professionalità del restauro”.

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