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Cronaca Santa Croce / Isola del Tronchetto

"Rivuoi il motoscafo? Dacci 5mila euro", calciatore vittima di estorsione

S.B., 48enne di Mira, e S.S., 38enne di Cannaregio, sono finiti in manette per il ricatto proprio mentre ricevevano i soldi dalla vittima, di Porto Tolle. Indagini sugli altri componenti della banda

Un'estorsione organizzata fin dall'inizio nei minimi particolari. Con ogni probabilità S.B., 48enne residente a Mira, e S.S., 38enne residente in centro storico a Cannaregio, non erano alla prima esperienza di estorsione. Proprio su questo gli investigatori della squadra mobile di Venezia stanno concentrando le indagini dopo il loro arresto avvenuto nella tarda mattinata di mercoledì. "Cavallo di ritorno": si chiama così la tipologia di ricatto che avevano messo in piedi assieme a dei complici ai danni di un calciatore dilettante 29enne di Porto Tolle che militava nel Mezzocorona, in serie D. I due sono finiti in manette con l'accusa di estorsione in concorso.

IL MOTOSCAFO IN VENDITA - Oggetto del contendere il motoscafo 555 Black Thunder di proprietà dell'atleta, messo in vendita ad agosto su eBay. Foto e valore commerciale in bella vista: 45mila euro. D'altronde si tratta di una bella imbarcazione, con due motori fuoribordo.  Non tarda ad arrivare la telefonata di un possibile acquirente. Si contratta sul prezzo, fino ad arrivare alla cifra per la compravendita di 25mila euro. Accordo fatto.

GLI ASSEGNI SCOPERTI - Il 24 agosto (non a caso un venerdì pomeriggio, le banche avrebbero riaperto solo il lunedì successivo) avviene l'incontro per il pagamento: al calciatore vengono consegnati, da una persona che in quel momento fornisce generalità false, due assegni: uno da 15mila euro e l'altro da 10mila euro. Poi, però, a inizio settimana recandosi in banca il malcapitato si accorge che quegli assegni erano "scoperti". Carta straccia. Immediata scatta quindi la denuncia contro ignoti ai carabinieri di Trento.
 
LE TELEFONATE DEL "MEDIATORE" - Passano appena tre settimane e il calciatore riceve una telefonata da un'altra persona, a conoscenza del "pacco" che gli era stato tirato. Il 15 settembre l'uomo "misterioso" afferma di essere in grado di fargli recuperare il motoscafo. Che poteva muovere "i fili giusti". Però, per ottenerlo, doveva pagare. E pagare salato: 5mila euro in contanti. Lì per lì l'offerta viene subito declinata dalla vittima, che, dopo altre telefonate minacciose, si reca al commissariato di polizia di Porto Tolle, dove è residente, per presentare una nuova denuncia. Stavolta per estorsione.

L'APPUNTAMENTO AL TRONCHETTO - La svolta quando l'uomo, che abbocca all'amo pensando che ormai il suo interlocutore avesse ceduto al ricatto, spiega al calciatore di farsi trovare mercoledì mattina verso le 12 al Tronchetto. E di indossare un cappellino bianco. Due persone, uno con i "baffoni" e vestito di blu, l'altro con la barba incolta, sarebbero arrivati a bordo del motoscafo per riscuotere i soldi, da inserire in una busta gialla.

LA TRAPPOLA DELLA POLIZIA - La vittima si è fatta quindi trovare puntuale all'appuntamento, ma con sé ha portato anche gli agenti della squadra mobile in incognito. Attorno alla rampa di carico e scarico merci, infatti, gli agenti si erano posizionati in punti strategici per evitare la fuga dei malviventi. Uno di loro era posizionato nel gabbiotto dei vigili urbani, altri erano a bordo di un motoscafo civetta a fare la guardia. Era stato approntato una specie di "ammaraggio". Alle 12 arriva la telefonata di conferma: uno dei due arrestati chiama il calciatore. Di sottofondo si sente lo sciacquio del motoscafo, dando quindi un'indicazione importante alle forze dell'ordine per coordinare l'operazione. Poi arriva anche il segnale dal motoscafo civetta. Stanno arrivando.

GLI ARRESTI IN FLAGRANZA - I due estorsori, giunti al Tronchetto, fanno un giro di controllo e poi individuano la propria vittima, che a sua volta sale a bordo dell'imbarcazione e consegna la busta con i soldi. Era il momento che i poliziotti stavano aspettando. Gli agenti hanno quindi circondato il natante e sono saliti sulla barca, ammanettando i malviventi, che addirittura avevano preparato un foglio di carta da far firmare alla vittima in cui si dichiarava la rinuncia ad affidarsi a vie legali per la vicenda.


LE INDAGINI CONTINUANO - L'arresto in flagranza di reato non ferma le indagini. Anzi, ora gli inquirenti puntano a capire su quale base logistica in queste settimane si siano appoggiati gli estorsori e se si siano verificati altri casi simili in laguna "taciuti" dai cittadini. Accertamenti anche sull'identità dell'uomo che a fine agosto ha ricevuto i soldi a Trento e sull'intermediario che poi ha contattato la vittima telefonicamente. Non si tratterebbero infatti dei due arrestati.

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