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I rifiuti invadono i canali, ce n'è uno ogni dieci metri: Legambiente lancia l'allarme

Indagine sulla presenza di scarti che rovinano l'ecosistema e rendono la città meno vivibile. Raccolte tonnellate di rifiuti con le campagne "Don't waste Venice". "Serve svolta culturale"

Che nelle acque della lagune le "scoasse" siano abbondanti non è una novità, ma ora Legambiente mette in guardia con nuovi dati emersi nel corso delle rilevazioni 2015 e 2016 di "Don't waste Venice": l'allarme c'è e parla di un rifiuto ogni dieci metri, immondizia che si accumula nei canali del capoluogo tanto quanto sulle spiagge del litorale veneziano. Con le conseguenze che si possono immaginare (e verificare): l'ecosistema marino danneggiato e un ambiente più brutto.

È prevista per il febbraio del prossimo anno, come riporta La Nuova Venezia, la diffusione della prima dicerca sull'inquinamento prodotto da rifiuti galleggianti nella laguna. Alcuni dati però sono già a disposizione e rendono chiaro che in città c'è bisogno di una netta inversione di tendenza, sia da parte dei turisti che dei residenti.

Nei monitoraggi di estate e inverno 2015, ripetuti nell’estate 2016, la media calcolata dai volontari è, appunto, di un rifiuto ogni dieci metri: nella bella stagione sono stati recuperati oltre 5.400 rifiuti su 53,48 chilometri di canali, mentre nella campagna invernale erano poco più di 5mila su quasi 60 chilometri percorsi. Si tratta per la maggior parte di plastiche, (85% in estate, 86% in inverno); seguono la carta (7 e 9 per cento) e il legno (5 e 3). Suddividendo in tipologia di scarti, spiccano mozziconi di sigarette e pacchetti vuoti (42% in inverno, 23 in estate); poi le confezioni di alimenti (21 e 32 per cento) e gli imballaggi (23 e 27).

Secondo Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, è colpa dei comportamenti di tutti e, per migliorare la situazione, c'è bisogno di un cambiamento culturale. Alcune delle proposte avanzate coinvolgono Veritas, a cui si chiede di potenziare il sistema di raccoglitori di mozziconi, per esempio agli imbarcaderi e in zona Marittima. Infine c'è da considerare il problema dei rifiuti che finiscono sul fondo dei canali: sono la maggior parte (il 75%) e i più pericolosi, perché entrano nella catena alimentare delle specie ittiche lagunari.

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