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Nelle "tegnùe" quintali di rifiuti lasciati dai pescherecci: indagine sui fondali marini

Un gruppo di lavoro appositamente costituito ha analizzato per 3 anni la presenza e l'impatto degli attrezzi da pesca abbandonati lungo la costa veneta. Proposte per rimediare

Cinqucento chili di rifiuti, 345 attrezzi da pesca. Sono i numeri emersi nel corso della conferenza stampa finale del progetto Life-Ghost, finanziato dalla commissione europea, avviato tre anni fa e finalizzato alla valutazione dell’impatto delle reti fantasma sulla biodiversità della fascia costiera veneta: ne sono partner l'istituto di scienze marine (Ismar) del consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l'università Iuav e la società Laguna Project.

Dal 2013 sono stati analizzati e mappati i fondali di 15 aree marine, soprattutto in corrispondenza delle "tegnùe", substrati rocciosi presenti nel tratto di mare fra Trieste e Chioggia. Si tratta, come riporta La Nuova Venezia, di aree in cui si insediano e si riproducono specie marine quali tartarughe, mammiferi marini e molluschi. Circa la metà di queste aree, secondo lo studio, vede la presenza di attrezzi da pesca abbandonati e altri materiali inquinanti legati all'attività dei pescherecci: nasse per seppie e crostacei, tremagli, reti volanti, reti con cassa, calze per mitili, corpi morti, esche artificiali e cordame.

La pericolosità di questi rifiuti per l'ecosistema è dimostrata dal fatto che, una volta rimosse le reti, si è verificato un sensibile miglioramento della biodiversità locale (non per niente tra i risultati attesi del progetto c'era il ripristino delle funzioni dell’habitat naturale nelle aree prese in considerazione). In questi tre anni non sono mancate iniziative di sensibilizzazione rivolte al pubblico. Non solo: gli studiosi hanno formulato un manuale tecnico per la gestione delle reti fantasma e una proposta di regolamento per l'utilizzo, il recupero e il riciclaggio dei rifiuti. Le indicazioni sono state inserite in un documento a supporto della mozione presentata al Consiglio regionale da Erika Baldin (M5S) nei mesi scorsi. nell’agosto scorso e diretta alle autorità locali.

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