Blocchi di cemento smaltiti nel lago di Garda: sei denunciati

L'indagine dei carabinieri ha portato a 3 operai e 3 dirigenti di un'azienda di Mira

I carabinieri al lavoro nel corso dell'indagine

Un'indagine dei carabinieri partita dal lago di Garda ha portato a un'azienda di Mira accusata di aver smaltito illecitamente rifiuti non pericolosi. L'operazione si è conclusa con la denuncia a piede libero di 6 persone ed è stata avviata grazie anche allo spirito di osservazione di alcuni cittadini di Torri del Benaco (Verona). All'attività hanno partecipato i carabinieri della compagnia di Caprino Veronese e quelli della motovedetta di Torri del Benaco, in collaborazione con i colleghi del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Treviso, coordinati dal sostituto procuratore Gennaro Ottaviano.

Blocchi di cemento in acqua

Al centro delle indagini c'è la Pasqual Zemiro s.r.l., con sede a Mira, che si era aggiudicata l'appalto del Comune di Torri (del valore di 90 mila euro) per il rifacimento ed il rinnovo di un campo boe per le imbarcazioni presenti nel lago. Tutto ha avuto inizio - scrive VeronaSera - nel maggio 2019, quando dei residenti si sono rivolti ai carabinieri per segnalare alcuni strani spostamenti che la chiatta della ditta incaricata dei lavori effettuava fino al largo in località Pai. La Pasqual Zemiro era incaricata di recuperare i blocchi di cemento e ferro, del peso di circa 400 chili l'uno, ai quali la boa viene fissata tramite una catena. Questo per sostituirle con altre più moderne. Dagli accertamenti, però, si è capito che questi plinti venivano recuperati e gettati nel lago, invece di essere smaltiti secondo le procedure previste.

Sei denunce

In autunno è iniziato il lavoro di scandagliamento del fondale del lago che ha permesso, ad una profondità di circa 80 metri, di individuare alcuni dei blocchi che dovevano essere smaltiti. A quel punto è scattata anche la perquisizione nella sede legale dell'azienda a Mira, dove sono stati raccolti ulteriori elementi. Concluse le indagini preliminari, sarà chiesto il rinvio a giudizio per i tre operai impiegati a bordo della motonave incriminata (G.R. di 65 anni, T.M. di 59 anni e E.G. di 42 anni) e per tre dirigenti della ditta Pasqual Zemiro s.r.l. (G.M. di 69 anni, P.M. di 46 anni, C.M. di 57 anni). I plinti ributtati in acqua sarebbero una cinquantina, altri 23 sono stati trovati nella sede dell'azienda. Dal punto di vista penale, i sei rischiano una condanna che può andare dai 3 mesi fino ad un anno di reclusione, oltre a sanzioni fino a 26mila euro. I tre dirigenti dell'azienda avrebbero riferito di essere estranei ai fatti e di non essere stati a conoscenza di quanto avvenuto sul lago di Garda.
 

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