Caro affitti, la Regione ammette: «Legge non perfetta. Ma in 3 mila non hanno dichiarato»

Associazioni e comitati pronti a un autunno caldo per difendere il diritto alla casa. Rocelli dal Pertini: «Vogliono riesaminare i casi critici? Ne abbiamo centinaia». Assemblee in tutte le città

«Ci convochino, casi critici ne abbiamo a centinaia». Basta dare un'occhiata ai portadocumenti pieni di richieste che Giorgio Rocelli, presidente del comitato Quartiere Pertini di Mestre, tiene sulla scrivania del suo ufficio. I residenti in quegli alloggi popolari a chiedere aiuto dopo l'aumento dell'affitto sono stati in tanti. E nel corso dell'estate, appena dopo l'arrivo dei bollettini prestampati con i nuovi importi, alcuni con aumenti da capogiro, hanno rimesso Isee, redditi e documenti nelle mani di sindacati e comitati, rimanendo nell'attesa fiduciosa di un ricalcolo che, come indicato da Zaia e Lanzarin, inizierà alla fine di settembre.

Aggiustamenti

«La legge può anche non essere perfetta. Abbiamo anche già in programma di fare alcuni aggiustamenti in relazione ai risparmi in banca, o all'età o alle superfici. Però attendiamo il 30 settembre. E se qualcuno pensa di essere stato penalizzato, lo invitiamo a presentare la situazione all'Ater. Ma ci sono ancora 3 mila inquilini in Veneto, a fronte dei 40 mila assegnatari di alloggi popolari, che non hanno dichiarato a oggi la loro situazione patrimoniale, immobiliare e mobiliare. Dichiarino - esorta Zaia - . Anche perché 3 mila che non chiariscono la loro posizione possono dar luogo a uno scenario inquietante». (Video)

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Dei 39.733 inquilini in Veneto 33.910, pari all’85,34%, presenta un Isee Erp inferiore a 20.000 euro. 5.823 inquilini presentano un Isee maggiore a 20 mila. Dei 33.910 inquilini 7.217 hanno una riduzione media mensile del canone di locazione di 54 euro. Tra i 33.910 inquilini con Isee Erp inferiore a 20.000 euro si riscontra un aumento medio mensile di 28,55 euro, con un canone medio mensile di 129,09 euro. I nuclei familiari presenti nelle graduatorie dei Comuni veneti, in attesa di un alloggio pubblico sono 13.777 (dati Regione Veneto).

Aumenti

«Basta solo che la Regione ci convochi - dice Rocelli -. E analizziamo le situazioni. Abbiamo proposte che sono state raccolte dall'assemblea venerdì scorso - quando gli interventi di alcuni residenti del Pertini sono stati particolarmente accesi, e un anziano ha rischiato di sentirsi male per l'agitazione -. Qui non ci sono appartamenti di 250 metri quadrati. Al massimo qualche appartamento di 100 - dice -. Caro governatore, come la mettiamo con gli aumenti, decine, del 70, 80, 90%? La legge - conclude - deve essere riformulata perché così com'è sbaglia bersaglio».

Autunno caldo

Padova, Venezia, Treviso, Rovigo, Vicenza e Verona: proseguono le iniziative dei comitati nelle città e nei quartieri popolari che chiedono il ritiro della legge regionale. «Contrastiamo gli aumenti imposti dalla legge 139 della Regione - scrive il coordinamento regionale dei comitati degli inquilini Ater -. Molti cittadini hanno deciso, con diverse forme, di unirsi contro una legge fatta per attaccare i meno abbienti e svendere il patrimonio pubblico. Il coordinamento dei diversi comitati lancia per la giornata di sabato 31 agosto una protesta: in tutte le città dove si sono formate o si stanno formando assemblee di inquilini, verranno costruite iniziative e azioni, banchetti e gazebo informativi. È necessario più che mai allargarsi e far nascere nuovi comitati. All'orizzonte vediamo la possibilità di costruire un'assemblea pubblica regionale, dove lanciare insieme una grande manifestazione a Venezia che arrivi fino al palazzo della Regione per chiedere l'immediato ritiro della legge».

Una legge «giusta». I dati

«Non faremo passi indietro sui caposaldi della nuova legge, il patrimonio di quasi 40 mila case pubbliche del Veneto deve essere a servizio dei nuclei più deboli e più poveri, non di chi può permettersi di accedere al libero mercato. Questa è la finalità sociale dell’edilizia pubblica - dice Zaia - . Le nuove regole che dal primo luglio 2019 hanno introdotto contratti a termine e nuovi canoni parametrati al reddito e alla situazione patrimoniale dell’inquilino, hanno messo in evidenza che dei 39.733 inquilini di case Ater, 5823 hanno un Isee Erp superiore ai 20 mila euro, soglia massima di reddito fissata dalla legge per aver diritto a una casa popolare». 

Quasi 14 mila aventi diritto in attesa

«Ci potranno essere casi sociali, persone anziane o con disabilità, o famiglie in situazioni di criticità, di cui terremo certamente conto – ha ribadito il presidente –. Ma non cambieremo la legge 39, né siamo disponibili a chiudere un occhio verso i quasi 3 mila inquilini che non hanno presentato la dichiarazione Isee, né verso quanti, con centinaia di migliaia di euro di risparmi accantonati, si rifiutano di pagare i nuovi canoni: ricordo che attualmente in Veneto ci sono quasi 14 mila famiglie con redditi certificati sotto i 20 mila euro in attesa di un alloggio pubblico. La funzione sociale della Regione non è quella di essere una società immobiliare, ma quella di garantire il diritto alla casa a chi non ce la fa ad accedere ai prezzi di mercato».

Chiarezza

«La nuova legge ci ha consentito di fare chiarezza e di fotografare, per la prima volta, e in modo oggettivo, redditi e patrimoni mobiliari e immobiliari degli assegnatari – conferma l’assessore alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin – individuando anche casi clamorosi. Come quelli di chi con un milione di euro di risparmi paga 250 euro al mese di affitto per un alloggio di 100 metri quadrati o chi paga appena 10,87 euro al mese per un appartamento di 130 metri quadrati e ha accantonato depositi per 340 mila euro. Dal gennaio 2019 sono 396 le assegnazioni di alloggi Erp avvenute in Veneto e tutte con canone medio mensile di 77 euro. Segnalateci i casi critici, i possibili errori amministrativi o di calcolo dei nuovi canoni: Regione e Ater sono pronte a valutare le singole situazioni e ad applicare correttivi. Ma non fate le barricate di fronte a un intervento che riporta giustizia nella gestione del patrimonio pubblico, e che vuole andare incontro ai più poveri, a quanti sono rimasti esclusi da un bene sociale, pur avendone diritto».

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