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Mose: Matteoli, Orsoni e Sartori rinviati a giudizio. Parola al giudice

Ex ministro, ex sindaco ed ex europarlamentare mandati a processo dal gup lunedì pomeriggio. Brentan condannato a tre anni, due assoluzioni

Sabato scorso tutti avevano cercato di confutare le accuse della Procura, ma non è bastato. Il giudice per le indagini preliminari, Andrea Odoardo Comez, due giorni dopo ha infatti rinviato a giudizio Altero Matteoli, Giorgio Orsoni e Lia Sartori. Per l'ex ministro l'accusa è di corruzione, mentre l'ex sindaco e l'ex europarlamentare dovranno rispondere di finanziamento illecito ai partiti. La decisione del gup dopo circa cinque ore di camera di consiglio, dopo che ancora accusa e difesa avevano dato battaglia per far propendere l'una o l'altra parte. Per i tre, dunque, ora ci sarà la prova del dibattimento, al termine del quale si vedrà se arriveranno sentenze di condanna o assoluzione. 

L'ex titolare del dicastero per le Infrastrutture deve rispondere del presunto pagamento di due mazzette (del valore totale di 550mila euro) che sarebbero dovute servire a favorire negli appalti la Socotramo dell'imprenditore Erasmo Cinque (anch'egli rinviato a giudizio). Tutte accuse formulate dall'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, il quale ha anche puntato il dito di fronte ai magistrati anche contro Giorgio Orsoni, per un presunto sovvenzionamento irregolare da mezzo milione di euro della sua campagna elettorale alle amministrative del 2010. Imputazione simile anche per l'ex deputata a Bruxelles Lia Sartori. 


Il Gup Comez, come ha rilevato la stessa Procura dopo il pronunciamento, ha accolto in toto quanto la serrata indagine dei pm Stefano Buccini e Stefano Ancillotto ha messo agli atti: un presunto sistema di fondi neri e di dazioni in cambio di favori da parte di politici e uomini dello Stato per favorire il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per le opere di salvaguardia di Venezia, all'epoca dei fatti retto da Giovanni Mazzacurati. In aula, alla lettura dell'ordinanza-sentenza, presente, a fianco dei pm, anche il procuratore aggiunto Carlo Nordio che si è fatto interprete della "soddisfazione" del pool. "Si è confermata - ha detto - che quella sul Mose è stata una indagine esemplare sia per i tempi in cui è stata condotta che per la correttezza delle parti". Nordio, senza citare Orsoni, ha però sottolineato come sulla "correttezza" ci sia stata una "eccezione comprensibile dal punto di vista personale ma ingiustificata su quello processuale". Orsoni, infatti, durante dichiarazioni spontanee aveva attaccato il comportamento della Procura sul patteggiamento da lui richiesto e poi respinto dal gip per l'incongruità del risarcimento di soli 16mila euro a fronte di dazioni stimate in 250mila euro.

Il gup ha disposto inoltre il rinvio a giudizio per altri cinque indagati (ora imputati), chiamati in causa per reati che, a vario titolo, vanno dalla corruzione al finanziamento illecito. Per uno è stata dichiarata la prescrizione del reato. Due degli indagati che hanno scelto il rito abbreviato sono stati assolti (uno con formula piena e l'altro con formula dubitativa), mentre un terzo (Lino Brentan, ex presidente della Venezia-Padova) è stato condannato a tre anni (i magistrati avevano chiesto cinque anni) e a provvisionali per decine di migliaia di euro a favore delle parti civili. 

Rinviati a giudizio anche l'ex magistrato alle acque Maria Giovanna Piva e gli imprenditori Nicola Falconi ed Erasmo Cinque, il quale è imputato per la vicenda che porterà davanti al giudice anche Matteoli. A processo pure un architetto e un altro imprenditore. Scatta la prescrizione per l'ex giudice della Corte dei Conti Vittorio Giuseppone.

"Non comprendo come possa essere stato rinviato a giudizio per accuse e fatti che non trovano riscontro né prove nelle carte dell'inchiesta. Riconfermo, dopo averlo fatto davanti al gup, di non aver preso soldi né di aver favorito nessuno nella mia attività di ministro - attacca Matteoli - Ho il dovere di avere fiducia nella giustizia e sono certo che nel processo emergerà la mia assoluta estraneità rispetto alle surreali contestazioni mosse dai pm".

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